Colette, portavoce di una bisessualità libera e comune

La bisessualità nei romanzi e nella vita di Colette.

L’opera di Colette (1883-1954), uno dei grandi nomi della letteratura d’oltralpe, ospita una miriade di amori omosessuali. A partire dal suo esordio nel mondo letterario con la celebre saga di Claudine, firmata dal marito, dove gli amori saffici sono all’ordine del giorno, per giungere poi, sull’onda di un successo sempre crescente e sfaccettato, a romanzi più tardi come Viticci e, impossibile non citarlo, Il puro e l’impuro, l’opera che la stessa scrittrice considerava il suo capolavoro.

Ciò che colpisce tuttavia è come Colette, dalla vita sentimentale mossa ed avventurosissima, affrontasse il tema allora particolarmente spinoso della bisessualità. Per la grande scrittrice non vi era infatti nulla di più normale e comune di una sessualità aperta, oscillante con naturalezza tra i generi. Una concezione condivisa del resto anche da un altro celebre scrittore come Gore Vidal che proprio nella sua prima opera, La statua di sale, ne sottolinea dirompenza e forza.

circa 1940:  French novelist Colette (Sidonie Gabrielle Claudine Goudeket), (1873 - 1954), at home in Paris.  (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

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