Modena, tornano i manifesti omofobi di Area Popolare

Area Popolare torna a tappezzare Modena con manifesti omofobi contro i matrimoni gay e le. É la terza volta in pochi mesi.

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Per la terza volta nell’arco di pochi mesi, a Modena sono comparsi dei manifesti omofobi firmati e affissi da Area Popolare, il gruppo parlamentare che fa capo al senatore Carlo Giovanardi, uno che da queste parti non ha certo bisogno di presentazioni.

I manifesti parlano chiaro: “I bambini non si comprano, i bambini non si vendono. No a nuove forme di schiavitù, no al matrimonio gay”. Un’accozzaglia di fandonie senza capo né coda che mostra tutti i limiti e l’ignoranza di una certa fetta di politici italiani, ancora legati a una mentalità medievale.

La polemiche è montata in poche ore e la condanna è arrivata da tutte le parti, a cominciare dal Partito Democratico. Giuditta Pini, deputata modenese del PD, non ci è andata leggera, giustamente:

I manifesti affissi oggi nel Comune di Modena firmati dal gruppo consiliare di Area Popolare sono qualificabili con un solo aggettivo: ignobili. Si tratta di manifesti che tendono a seminare l’odio, a favorire la disinformazione al solo fine di cercare una visibilità mediatica del tutto inutile. Da Area Popolare non ci si poteva aspettare davvero tutto ciò e penso che il gruppo comunale dovrebbe senza indugio chiedere scusa per un tale atteggiamento.

Anche Arcigay ha tuonato contro questo scempio:

Manifesti come quelli affissi dai consiglieri comunali di Modena sono ormai ricorrenti in tutto il paese, a firma delle diverse compagini che danno corpo ai nuovi fascismi. Quei manifesti non si limitano a esprimere un'opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso ma addirittura alludono all'omogenitorialità come a una compravendita di bambini, paragonandola a una nuova schiavitù. Questo è grave e inaccettabile, perché lede profondamente la rispettabilità delle famiglie omogenitoriali, in cui i bambini sono amati esattamente come accade in tutte le altre famiglie. Avvilisce prendere atto che in Italia ci si finge liberali negando alle persone omosessuali il diritto al matrimonio ma nel contempo lasciando carta bianca ai predicatori d'odio, che possono diffondere le loro campagne negli spazi di pubblica affissione, con l'autorizzazione dell'amministrazione comunale. La cultura liberale è un'altra cosa e lo dimostrano la quasi totalità dei Paesi europei, in cui gay e lesbiche possono sposarsi e le incitazioni all'odio sono sanzionate per legge. Di questo paradosso portano la responsabilità Parlamento e Governo che su questi temi tengono il Paese in stallo.

Le Unioni Civili, intanto, restano in fase di stallo.

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