Cambio di genere, in Italia non sarà più necessario l'intervento chirurgico

La Corte Costituzionale ha stabilito che per cambiare il nome e il genere nell'atto di nascita non richiederà più l'intervento chirurgico.

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Cambiare nome e genere nell’atto di nascita non richiederà più, nel nostro Paese, l’intervento chirurgico per l’adeguamento dei propri caratteri sessuali. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 221 depositata il 5 novembre, confermando la sentenza della Corte di Cassazione emessa nel luglio scorso.

L’identità di genere, spiegano i giudici, diventa “espressione del diritto all'identità personale e, al tempo stesso, di strumento per la piena realizzazione del diritto alla salute”. L’intervento chirurgico, di fatto, diventerà “uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona”.

L’importante traguardo per il nostro Paese è ben spiegato da Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford, che aveva promosso il ricorso:

Quando la persona inizierà il procedimento giudiziario, i giudici dovranno accertare solo che la transizione sia irriversibile. Dopodiché, se la persona ritiene che per raggiungere il proprio equilibrio psicofisico ha necessità di adeguare chirurgicamente i propri caratteri sessuali, allora il giudice autorizzerà anche l'intervento.

Anche il commento di Arcigay non si è fatto attendere. Ottavia Voza, responsabile delle politiche trans di Arcigay, ha così esultato:

Una sentenza importante, che chiarisce una volte per tutte un tratto ambiguo della nostra legislazione, sgravando finalmente di questa ambiguità le persone che la subivano in maniera traumatica e violenta. Ma questa sentenza non assolve la politica dai propri urgenti compiti. […] L’auspicio è che si riprenda, con maggior vigore, il dibattito sulla necessità di allineare la nostra normativa a quelle dei paesi più avanzati, in cui l’aspetto centrale è costituito dal diritto all’autodeterminazione delle persone trans, in un’ottica di totale depatologizzazione. Tenendo ben presente che la depatologizzazione psichiatrica della transessualità non dovrà comportare l’automatica esclusione dei percorsi di transizione dal servizio sanitario nazionale.

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