Identificato il “gene gay”? Lo rivelano i primi risultati di uno studio della UCLA

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É la domanda che ci si pone ormai da anni: omosessuali si nasce o si diventa? Recentemente un gruppo di scienziati della University of California di Los Angeles ha annunciato di aver scoperto quello che la stampa internazionale si è già affrettata a definire “il gene dell’omosessualità”.

Occorre precisare fin da subito che gli stessi scienziati hanno sottolineato come si tratti di uno studio su un campione assai ridotto, ma che ha comunque mostrato dei promettenti risultati.

Come spiegato dal professor Eric Vilain, comparando i DNA di 47 coppie di gemelli - 37 in cui uno dei due è gay, 10 in cui entrambi sono gay - sono stati identificati cinque marker epigenetici più comuni tra i soggetti omosessuali e più rari tra quelli eterosessuali. Da qui è stato messo a punto un algoritmo che sarebbe in grado di prevedere correttamente l’orientamento sessuale nel 67% dei casi.

Lo studio è stato presentato lo scorso 8 ottobre dal genetista Tuck Ngun all’incontro della American Society of Human Genetics a Baltimora, negli Stati Uniti, e come era prevedibile le critiche sono piovute da tutte le parti. Nonostante lo stesso Ngun abbia precisato che, pur trattandosi di un campione ridotto, la ricerca ha seguito gli standard qualitativa già diffusi per questa tipologia di analisi, fonti autorevoli ed esperti del tema si sono affannate a confutare quei risultati.

Proprio per questo Ngun ha precisato che spera di ripetere i test con un campione più ampio, come ben illustrato in questo lungo post in risposta alle critiche mosse che vi invitiamo a leggere.

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