Porciello del vescovo Matteo Bandello, un racconto lungimirante sulla legittimità dell’omosessualità

Un racconto lungimirante scritto nel Cinquecento dal vescovo Matteo Bandello.

Nella letteratura italiana l’omosessualità ha avuto vita difficile. Pochi autori ne hanno parlato e quei pochi (eterosessuali più o meno convinti) l’hanno identificata spesso e volentieri con la corruzione sociale o politica. Tuttavia, grazie al cielo, ci sono state eccezioni felicissime come quella del vescovo Matteo Bandello (1485-1561), scrittore lombardo che ispirò in più di un’ occasione William Shakespeare (citiamo un po’ alla rinfusa Molto rumore per nulla e Romeo e Giulietta).

Novelle

In pieno Cinquecento questo alto prelato scrisse, oltre i racconti che catturarono l’occhio acuto del Bardo anche Porciello, una novella lungimirante che ha come protagonista un giovane poeta omosessuale costretto al matrimonio per celare la sua diversità. Così ecco che la neo sposa si adopera in ogni modo per piegare il marito alla confessione, al pentimento, chiamando a raccolta frati, preti, confessori. Il giovane Porciello rifiuta, tergiversa poi con uno scatto d’orgoglio e fierezza confessa, scoprendosi felice di essere quello che è.

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