Ue: “L’Italia approvi i matrimoni gay”. Ma la maggioranza si spacca

A due mesi dalla condanna della Corte Europea dei diritti umani per il mancato riconoscimento legale delle unioni gay, il Parlamento Ue chiede all’Italia di colmare il gap

Matrimonio gay collettivo a Toronto per il World Pride 2014

L’Italia è ancora in ritardo e dopo la condanna della Corte Europea dei diritti umani di due mesi fa, ora è il Parlamento Europeo a sollecitare il nostro Governo a un’omologazione con le nazioni che hanno già inserito nei loro ordinamenti giuridici la possibilità di “unioni di fatto registrate” e di matrimoni fra persone dello stesso sesso.

La richiesta è inserita nel paragrafo 85 del rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Ue approvato oggi a Strasburgo.

Laura Ferrara, europarlamentare M5S, ha chiesto alla Commissione Ue che vengano mutualmente riconosciuti i matrimoni registrati in altri Paesi in modo da snellire le procedure burocratiche e gli ostacoli amministrativi e burocratici affrontati dai cittadini. Nel capitolo dedicato ai diritti delle persone LGBTI, l’Ue chiede che vengano condannati “con la massima fermezza la discriminazione e la violenza” e anche sanzionate tutte le cariche pubbliche che “insultano o stigmatizzano” omosessuali e transessuali in quanto tali. Per questi ultimi viene chiesto di snellire le procedure per il riconoscimento del nuovo genere.

Intanto, in Italia, le unioni civili fanno spaccare la maggioranza: Pd e Area popolare si rimpallano, reciprocamente, le responsabilità della frattura. In mattinata 11 emendamenti centristi al ddl Crinnà sono stati respinti in Commissione Giustizia al Senato e la situazione rimane i fase di stallo.

Per Carlo Giovanardi (Ncd) l’emendamento votato la scorsa settimana da Pd, M5S e conservatori è contrario “alla lettera della Costituzione”.

Per Monica Cirinnà, relatrice Pd del ddl sulle Unioni Civili, lamenta come l’emendamento premissivo non sia stato tenuto in considerazione visti i voti contrari e le astensioni registrati.

Per Giacomo Caliendo di Forza Italia la volontà del ddl Cirinnà è di fare “una fotocopia del matrimonio, un simil matrimonio senza avere il coraggio di chiamarlo tale”.

L’ex ministro Maurizio Sacconi (Ap) ha integrato gli emendamenti presentati da Giovanardi per far sì che le unioni civili non possano accedere alle stesse provvidenze di cui godono le unioni matrimoniali “orientate alla procreazione”. Insomma per le coppie gay niente provvidenze pubbliche, pensioni di reversibilità e assegni familiari. Perché? Perché, sostiene Sacconi, “lo Stato si occupa di un profilo fondamentale per la continuità della società”.

Insomma, mentre l’Unione Europea mette sotto pressione l’Italia, i pesci piccoli della maggioranza seminano zizzania mantenendo la situazione in stallo.

Via | Repubblica

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 975 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO