Gli stupri correttivi in Perù, per “curare” le lesbiche

Una pratica barbara e maschilista che pensa di “curare” l'omosessualità femminile a suon di stupri

L’ONU favorevole a una legge sulle unioni gay in Perù

Sono tristemente noti gli “stupri correttivi” in Sudafrica nei confronti delle donne lesbiche che vengono violentate per “curarle” dalla “malattia” dell’omosessualità. Purtroppo tale modo di pensare non è esclusivo del Sudafrica che, tra l’altro, è l’unico paese africano che riconosce ha il matrimonio ugualitario. Anche dal Perù arrivano notizie che testimoniano tale odiosa pratica.

In quel paese latinoamericano molte giovani lesbiche vengono violentate per cercare di eliminare la loro attrazione verso altre donne. Come se subire una violenza potesse far “innamorare”: un modo di pensare barbaro, maschilista e omofobo! In diverse occasioni le vittime di questi “stupri correttivi” sono violentate da familiari (ah, la famiglia tradizionale!) o da amici (alla faccia dell’amicizia!) che credono che in tal modo le donne possono provare la bellezza (!) dell’andare a letto con un uomo e “guarire”.

Com’è facilmente immaginabile, queste violenze provocano danni fisici e psicologici irreversibili che a volte portano le vittime a suicidarsi. Di fatto tali stupri non vengono mai denunciati, visto che solitamente il violentatore è uno zio, un cugino o un amico stretto.

Oltre agli stupri correttivi, in molti casi le famiglie chiudono in casa le loro figlie lesbiche, tolgono loro il cellulare per evitare che abbiano contatti con il mondo esterno, o le obbligano a vestirsi in maniera molto femminile perché, pensano, in modo che non indossando abiti “maschili” possano ritrovare la retta via. Il che la dice lunga su cosa pensano sia l’omosessualità femminile.

Situazioni orribili che si stenta a credere avvengano in pieno secolo XXI.

Via | El Diario

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