Festival Mix: a lezione di radicalismo e lotta all'Aids con Act Up

Ieri al Festival Mix era la giornata del "vogueing" con il lungometraggio "Leave it on the floor" e la gara degli studenti di primo anno della Naba; prima è stata proiettata una commedia godibile - ma piuttosto leggera - di fattura greca, "O Xenagos" (La guida), su un giovane ellenico che decide di fare la guida turistica per studenti Erasmus.

Quello di cui vi voglio parlare, però, è un documentario che fa onore al Festival Mix, tanto più che è stato prodotto dall'omonimo Festival di New York e offre la possibilità di scoprire le sfide e i momenti cruciali che la comunità lgbt dovette affrontare a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Sto parlando di "United in Anger: A history of Act Up" ("Uniti nella rabbia: una storia di act Up"), che racconta la nascita e i primi passi del movimento per la lotta all'Aids nato a New York nel 1987.

Attraverso le interviste ai protagonisti di quelle manifestazione e con l'innesto di materiale d'archivio girato proprio in quegli anni, questo documentario - che è stato presentato a Milano da visto che il regista Jim Hubbard era impegnato a Berlino in un'altra proiezione - racconta come per la prima volta le persone con l'Hiv si siano impegnate in prima linea con i loro corpi e le loro facce per pretendere un trattamento diverso dal Comune di New York, dallo Stato, dal governo federale, dal presidente Reagan, dalle agenzie come la Food and drug administration.Non solo malati di Aids, ma gay, lesbiche, movimento femminista, minoranze etniche e religiose unirono le loro forze per scuotere la società e per contrastare l'avidità delle multinazionali farmaceutiche, l'inattività e l'ideologia dei politici, l'omofobia, la criminalizzazione dei malati, le ingerenze violente e crudeli della chiesa cattolica.

Per la prima volta un gruppo di malati si ribellava alle lungaggini burocratiche, alla stigmatizzazione, a una rappresentazione distorta della realtà e decideva di lottare in prima persona per rivendicare i propri diritti e per cambiare la realtà, anche a costo di essere "sgraditi" all'opinione pubblica.

Così, grazie anche al contributo di alcune persone con esperienza di attivismo per i diritti civili, Act Up cominciò a utilizzare le forme di disobbedienza civile non violenta, i sit-in, le proteste pubbliche, i manifesti pubblicitari ad alto tasso di creatività, gli slogan.

Come quando, per protestare contro il cardinale cattolico di New York O'Connor - che aveva condannato insieme l'aborto e l'uso del profilattico - gli attivisti idearono "Stop the Church", fecero irruzione nella cattedrale di St. Patrick per un "die-in", in cui tutti si sdraiarono per terra come morti nella navata centrale, per denunciare il presule come "assassino".

Un documentario che mostra come di fronte al massimo pericolo - la morte per Aids e persino il rischio di essere deportati in massa in quanto contagiati - migliaia di attivisti, gay ed etero, uomini e donne, positivi e negativi, bianchi e neri, asiatici, latini siano riusciti a marciare insieme per rivendicare i loro diritti . E abbiamo ottenuto parecchi successi, insieme a qualche fallimento.

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