Marc-André Raffalovich, dall'unisessualità ai voti religiosi

Marc André Raffalovich

Marc-André Raffalovich (1864-1934) scrisse a lungo di omosessualità o meglio ancora di unisessualità, un termine che lo studioso coniò, distaccandosi in questo modo dalle convinzioni di quei giorni che vedevano l’omosessualità come l’espressione di un terzo sesso. Marc-André Raffalovich vi si oppose, affermando nei suoi scritti che l’omosessualità era in realtà solo un aspetto della sessualità umana e che se l’eterosessualità portava al matrimonio, l’omosessualità conduceva piuttosto alla sublimazione nell’arte. Lasciata la Francia per l’Inghilterra, Raffalovich divenne così un protettore delle arti che amava raccogliere attorno a sé, nel suo “salon” di Londra poeti e scrittori di talento, calamitando anche l’attenzione disinvolta e spregiudicata di Oscar Wilde che salacemente ribattezzò il salotto di Raffalovich saloon.

Fu proprio nel salon/saloon che il saggista-poeta incontrò il grande amore della sua vita: John Gray. Un incontro per certi versi fatale che lo portò a passi da gigante verso il cattolicesimo. Una conversione che culminò nella scelta, caldeggiata da Gray, di prendere i voti. Insieme si trasferirono poi ad Edimburgo dove Gray aveva ottenuto una parrocchia. Dalla lontana Scozia, Raffalovich entrò presto in urto con il movimento di liberazione gay che nel 1910 muoveva i suoi primi, incertissimi passi. Due modi di vedere e vivere l’omosessualità ormai in aperto contrasto. Raffalovich scelse allora il silenzio, dedicandosi ad un nuovo salon letterario e sostenendo fino alla fine, idee e visioni dell’amatissimo John Gray.

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