Al sindaco di Milano Letizia Moratti non deve piacere troppo il tennis. Oppure non le piacciono granché i gay.
Fatto sta che - a differenza del suo predecessore Gabriele Albertini, che pure non era proprio gay friendly - ha negato il patrocinio del Comune al torneo di tennis internazionale Italian gay open, organizzato dal gruppo milanese A.T.OMO (Associazione tennisti omosessuali).
Il torneo si svolgerà dal 7 al 10 settembre a Milano, ma l’assessore comunale allo Sport Giovanni Terzi aveva posto una condizione per concedere il patrocinio: che il torneo cambiasse nome, per includere anche gli eterosessuali.
Ovviamente la partecipazione è aperta a tutti, ma lo scopo è quello di accogliere e far socializzare le persone gay. Quindi: niente cambio di nome, niente patrocinio.
Vai Letizia!
Milano divorzia dalla comunità gay?
26 giu 2007 - 10:21 - #1[…] Ma guardiamo ai fatti. Il torneo internazionale di tennis Italian gay Open non ha ricevuto il finanziamento; il Festival di cinema gaylesbico ha perso il patrocinio e anche la mostra voluta da Sgarbi “Vade retro. Arte e omosessualità” ha suscitato polemiche e ha rischiato una cancellazione. […]
A Milano si bruciano i libri, bisogna scappare &r
12 lug 2007 - 08:06 - #2[…] Oramai è chiaro: Milano non ci vuole. Il sindaco Moratti ha fatto capire chiaramente in questi mesi che gli omosessuali sono ospiti sgraditi. Possiamo rimanere, ma solo se cerchiamo di essere almeno un po’ eterosessuali. Mi sembra inutile prendersela per ogni singolo episodio, bisogna prendere le nostre belle valigie e andare via: io da tempo penso che sia necessario andare proprio via dall’Italia, ma nel frattempo può bastare anche andare via da Milano. Abbiamo avuto: il negato patrocinio al torneo di tennis, poi il ritiro del patrocinio dal festival del cinema e infine la non risposta alla richiesta di partecipazione al pride. Ultimo episodio, la mostra Arte e omosessualità, organizzata da Vittorio Sgarbi, un assessore della giunta Moratti: prima sì, poi no, poi vietata ai minori, poi con un’area chiusa, poi bisogna togliere le opere “blasfeme” (ma perché non si può rappresentare il papa in reggicalze?!), poi si distrugge il catalogo. […]