Gli Stati (d'accusa) Generali

Alla fine pare che gli Stati Generali del movimento lgbt italiano abbiano visto la presenza di numerose associazioni italiane, dalle più grandi (il Mario Mieli, organizzatore, o il Mit) alle più giovani, fino alle realtà locali nate da poco, come I-Ken di Napoli e Jonathan di Pescara. Fino ad Arcigay, che pur non aderendo era presente con una nutrita delegazione

Io non c'ero, ma ho letto i resoconti di alcuni blogger che erano invece presenti, come Fireman, Rikkardino e Andreas.

Alla fine, secondo quello che leggo sui loro blog, l'incontro è stato tra l'altro un'occasione per mettere sul banco degli imputati Arcigay, per il suo collateralismo con i Ds e l'assenza di risultati in anni di attività. In effetti, la strategia della principale associazione lgbt italiana si è rivelata fallimentare e purtroppo non ha ottenuto alcun risultato per noi, donne e uomini lgbt italiani.

Urge un rinnovamento, è indispensabile un cambio di strategia e una nuova èra per il movimento, visto che ormai non solo Spagna e Olanda, ma pure Uruguay e Cile stanno meglio di noi. Arcigay deve cambiare strada, ma - questo non possiamo dimenticarlo - rimane la più rappresentativa associazione lgbt italiana.

A questo punto è indispensabile creare un organismo unitario, almeno una federazione delle sigle arcobaleno italiane, sul modello di quanto avviene a Madrid o a Parigi. Visto che ognuno lavora a modo suo, ma gli obiettivi sono comuni è il caso di coordinarsi. Questo, a mio parere, è uno degli spunti più costruttivi emersi dall'incontro. Certo, in una sede comune sarà impossibile non tenere conto che Arcigay è di gran lunga la realtà più diffusa sul territorio e con più iscritti: ma primazia non significa egemonia.

E sul Pride, forse sarebbe davvero il caso di unire le forze e organizzarne uno nazionale a Roma. magari spiegando bene a militanti e pubblico che cosa significa.

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