Hollywood è meno omofoba, ma solo un po'

La relazione della GLAAD che valuta la rappresentazione del collettivo gay da parte di Hollywood rivela che il 17,5% dei film usciti nel 2014 conteneva un personaggio LGBT

The Imitation Game

Da tre anni la GLAAD - Gay & Lesbian Alliance Against Defamation – studia la rappresentazione del mondo LGBT nelle pellicole made in Hollywood. La sua ultima relazione in merito mostra dati leggermente più ottimisti rispetto a quella dell’anno precedente, con un incremento di appena lo 0,8% di film inclusivi verso la realtà LGBT.

Per valutare come l’industria cinematografia tratta i personaggi gay, GLAAD ha analizzato i 114 film dei principali studi statunitensi usciti nel 2014 ed è giunta alla conclusione che solo 20 di essi – il 17,5% – includono personaggi identificati come gay, lesbiche bisessuali o transessuali. Quando lo fanno, comunque, non sempre piacciono a tutti, come, per esempio, il ritratto che The Imitation Game ha fatto di Alan Turing o I toni dell'amore - Love Is Strange di Ira Sachs o ancora Jersey Boys di Clint Eastwood, che include la figura del produttore discografico gay dichiarato Bob Crewe (interpretato da Mike Doyle) e che quest’anno ha vinto la “palma d’oro” da GLAAD.

Per la sua analisi, GLAAD segue il cosiddetto test Vito Russo, in memoria del grande attivista gay, che valuta il modo in cui i personaggi LGBT sono presentati osservando tre parametri fondamentali:


  1. nel film è presente un personaggio identificato come gay, lesbica, bisessuale e/o transessuale;

  2. il personaggio LGBT non viene definito unicamente in base al suo orientamento sessuale o identità di genere, ma dev’essere un personaggio a tutto tondo;

  3. il personaggio LGBT deve essere presente nella trama in modo tale che, nel caso in cui non ci fosse, il film stesso ne risentirebbe: insomma, non deve essere una mera comparsa.

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