Le teorie riparative dell'omosessualità: cosa sono e quali effetti hanno

Un approfondimento sulle “teorie riparative dell'omosessualità”: cosa sono, quali effetti producono e la situazione italiana

L'amore è amore

Vittorio Lingiardi – psichiatra, professore di Psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia all’università La Sapienza di Roma e co-autore delle linee guida dell’Ordine degli psicologi per la consulenza psicologica con persone lesbiche, gay, bisessuali – ha espresso con grande chiarezza cosa significhino le teorie riparative dell’omosessualità in un’intervista con il Corriere della Sera. Ne riportiamo alcuni punti.

L’errore di fondo delle teorie riparative: «Il grave equivoco “terapeutico” delle riparative è pensare che il terapeuta possa e debba aiutare qualcuno a superare l’omosessualità. Invece deve capire insieme al paziente le ragioni per cui questi non si accetta come omosessuale. Quindi ancora una volta è un problema di omofobia interiorizzata dal paziente, e di eterofilia esplicitata dal terapeuta». Cosa intende Lingiardi per eterofilia? «Uno psicologo o uno psichiatra che ritiene l’orientamento eterosessuale sia preferibile a quello omosessuale è prima di tutto vittima di un’ignoranza scientifica».

Le conseguenze delle teorie riparative dell’omosessualità: «Qualunque tentativo di modificare l’orientamento sessuale di una persona è destinata non solo al fallimento (cosa che per altro aveva già scritto Freud nel 1920), ma anche a procurare sofferenza psichica. Alla non accettazione di sé si aggiungono il senso di fallimento, un pesante crollo dell’autostima e problemi nelle relazioni. Sappiamo anche che le persone gay, lesbiche e transgender che non si accettano hanno un rischio di suicidio più alto».

In Italia si praticano tali teorie? «Nel nostro Paese pochissimi ammettono esplicitamente di condurre le cosiddette terapie riparative, cioè interventi psicologici e comportamentali mirati a trasformare una persona omosessuale in eterosessuale. Ma una ricerca che abbiamo condotto con Nicola Nardelli e Emiliano Tripodi mostra che anche nel contesto clinico italiano molti terapeuti pur non chiamando le loro terapie “riparative”, propongono ai loro pazienti che non accettano la propria omosessualità percorsi di “modificazione” dell’orientamento sessuale».

Foto | Pixabay

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