Robbie Rogers vuole che la FIFA lavori per combattere l'omofobia nel calcio

Robbie Rogers, calciatore gay dichiarato, non accetta le politiche della FIFA che sceglie paesi omofobi per disputare i mondiali di calcio

Robbie Rogers

Il calciatore Robbie Rogers, gay dichiarato, ha voluto esprimere in maniera chiara e con un pizzico di ironia il suo pensiero sulle politiche della FIFA – Fédération Internationale de Football Association – chiedendo che segua altri parametri al momento di scegliere i paesi in cui far disputare i mondiali di calcio: il riferimento immediato è a Russia 2018 con l’evidente omofobia che regna nel paese.

In un articolo su USA Today, Robbie Rogers qualche tempo fa aveva parlato del suo coming out, della paura che aveva a non essere accettato, di come si è ritirato dal calcio per poi farvi ritorno perché il suo orientamento sessuale non intaccava certo le sue abilità professionali. Si era interrogato, inoltre, sul fatto che nessun calciatore in attività faccia coming out: eppur lui l’ha fatto e non ha avuto alcun problema. Rogers si è quindi concentrato sull’obiettivo della FIFA che è

migliorare costantemente il gioco del calcio e promuoverlo in tutto il mondo ispirandosi ai valori di unificazione, educativi, culturali e umanitari del gioco, soprattutto attraverso programmi giovanili e di sviluppo.

Bei propositi, senza dubbio, ma solo a parole, visto che la prossima Coppa del Mondo si terrà in Russia nel 2018 e quella dopo ancora in Qatar, nel 2022: due paesi che non solo non rispettano i diritti umani, ma sono particolarmente omofobi.

In molti si sono complimentati con Robbie Rogers per la chiarezza della sue affermazioni in questo articolo, mentre dalla FIFA il silenzio è stato il più assoluto possibile. Ma quelle di Rogers non vogliono essere solo parole: vista la situazione difficile che le persone omosessuali hanno vissuto durante i Giochi Olimpici invernali di Sochi, in Russia, egli vuole che si ripeta una situazione simile anche per i mondiali di calcio e si impegnerà con tutte le sue forze per far sì che non ci siano discriminazioni.

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