La poesia omoerotica del Bronzino

Due celebri ritratti del Bronzino

Il nome del Bronzino (1503-1572) ci evoca subito il gran ritratto che il pittore fece ad Eleonora di Toledo. L’eleganza squisita delle ricche vesti, la bellezza raggelata e quasi marmorea delle sue carni hanno la forza di imprimersi subito nel ricordo, di creare, nelle menti più fervide e sensibili, inattese suggestioni, ma il Bronzino oltre ad essere un grande pittore manierista che dominò la corte dei de' Medici, fu anche poeta di talento. I sonetti che scrisse alla morte dell’amato maestro Pontormo ne sono una commossa testimonianza. Parole vibranti di dolore e nostalgia che hanno fatto pensare ad un rapporto che andasse ben oltre la stima e l’affetto di un allievo per il suo maestro.

Il Bronzino si dedicò anche alla poesia più goliardica, quella inebriata di forti richiami omoerotici con la forza di avvivare il sangue. Di portare a volte il riso. Di illuminare, maliziosa, lo sguardo. Un aspetto questo dell’artista ancora poco discusso, ma che meriterebbe un approfondimento da parte di biografi e studiosi, soprattutto qui in Italia. Lo stesso discorso vale per il suo lungo rapporto con Alessandro Allori, un giovane allievo che il Bronzino adottò e con il quale visse fino alla fine dei suoi giorni. Una pratica allora piuttosto comune e che durante il Rinascimento spesso suggeriva, almeno così ci dicono, un rapporto d’amore.

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