Supereroi gay: tra coming out politically correct e leggi del mercato

Supereroi gay: tra coming out politically correct e leggi del mercatoIl futuro coming out di un personaggio “storico” dei fumetti della DC Comics tiene banco, non solo nei blog a tematica lgbt come Queerblog, ma anche e direi soprattutto, in quelli dedicati al mondo dei comics. Al di là di chi sarà questo personaggio che si dichiarerà gay, la questione può essere vista da diversi punti di vista. Ci soffermiamo su due.

Gli amici di Comicsblog ne scrivono in un post dal titolo Eroi etero che si riscoprono gay. Un grave errore? Scrive Marte, il blogger:

bene il reboot, ma stravolgere l’identità di un soggetto radicalmente non è pericoloso ed ingiusto? Sarebbe stato meglio costruire un personaggio gay da zero e tentare il tutto e per tutto per renderlo famoso […] Se un eroe è stato amato dai fan per decine e decine di anni, forse non verrà mai accettata una tale svolta. Questa non accettazione non dovrebbe essere vista come un atteggiamento di omofobia, ma come una semplice delusione per aver toccato quello che c’è di più caro nei personaggi: l’idea originale. Abbattere la continuity non dovrebbe assolutamente intaccare il dna di un supereroe. Trasformare un “da sempre etero” in un “nuovo gay” è una forzatura evitabile e diseducativa.

Tralascio il diseducativa che non mi trova d’accordo (e non trova d’accordo nemmeno diversi lettori di Comicsblog) e mi soffermo sul discorso forzatura. Credo che sia vero: si tratta di una forzatura, forse per cedere alle leggi del mercato. Prendere un personaggio famoso e fargli fare coming out è senza dubbio molto corretto politicamente parlando e così ci si può fregiare di essere al passo coi tempi e dire: “Noi il gay ce l’abbiamo. E voi?”.

Certo, è semplice prendere un personaggio famoso dei fumetti e farlo diventare gay: sarebbe stato più interessante – e faticoso per gli autori – far compiere a un personaggio del tutto nuovo il cammino di accettazione di sé e relativo coming out. Non ritengo un grave errore che degli eroi etero diventino gay. È più una scelta di mercato.

E qui entra in gioco la seconda questione: il gay come gadget. Se è senza dubbio un bene che nei comics, nelle serie tv, al cinema, nei reality show, nei libri e via dicendo ci siano sempre più personaggi gay, è pur vero che molte volte non c’entrano un bel niente con la storia e si vede che sono messi lì solo per correttezza e come scelta di mercato. Mi auguro che presto verrà il giorno in cui non ci sarà più bisogno dello sbandieramento del “coming out” per poter vendere di più (o dello sbandieramento della conquista di diritti gay, come fa la Marvel con il matrimonio gay tra Northstar e Kyle). Fino ad allora sarebbe almeno auspicabile che l’omosessualità fosse inserita nel plot in modo congruo.

Lo stesso dicasi per l’eterosessualità: se nella storia narrata – qualunque sia il mezzo della narrazione – è necessario spiegare l’orientamento sessuale dei protagonisti che ben vengano tali delucidazioni, ma se alla fine serve solo per aumentare gli introiti del produttore/editore, allora la vedo come un’operazione del tutto inutile. E saremo ancora nella situazione in cui gli etero indicano noi gay come si fa allo zoo quando si tirano le noccioline alle scimmie…

Foto | Flickr

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