I grandi romanzi LGBT: Orlando di Virginia Woolf, 1928

La figura androgina di Orlando muta sesso ed attraversa con grazia ed arguzia quattro secoli di storia, dalla corte di Elisabetta I Tudor, dove il giovane è il favorito della grande sovrana, alla vivace Londra degli anni venti che fa da sfondo ai suoi successi letterari di poeta.

Definito dal figlio di Vita Sackville-West la più lunga lettera d’amore della storia, Orlando di Virginia Woolf è una biografia romanzata e fantastica dell’ aristocratica che aveva arpionato e sedotto il cuore della grande e tormentata scrittrice britannica.

Un romanzo che attraversa con eleganze ed arguzia quattro secoli di storia, criticando i crismi di una società patriarcale, mettendo al suo centro la figura androgina di Orlando, un giovane aristocratico, che durante la sua vita cambia sesso, viaggia per il mondo e diventa un poeta amato e celebrato.

Un pastiche che la Woolf scrisse e pubblicò nel 1928, una volta tanto divertendosi, senza patire quei tragici tormenti che l’accompagnarono invece per altri parti letterari, sottolineando questa volta l’ intercambiabilità dei sessi, la libertà interiore dell’ artista ed il confine labile e mosso del genere maschile e femminile. Un omaggio – capolavoro all’ amata Vita (anche se il loro rapporto, si sa, non fu solo rose e fiori) che nel 1992 venne anche trasposto sul grande schermo per la regia di una lungimirante e visionaria Sally Potter.

Orlando

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