Anito, Socrate e Alcibiade, un triangolo esplosivo

Insieme a Licone e Meleto, il ricco Anito fu tra i grandi accusatori di Socrate. Una presa di posizione che portò alla morte del grande filosofo greco.

Il nome di Anito (metà V secolo a.C. – dopo il 399 a.C.), benché lontanissimo nei secoli, evoca subito il processo e la condanna di Socrate. Ombre che si addensano fitte e fosche sopra una figura di primo piano della vita politica di Atene, ma che in verità celano motivi non solo subdolamente politici ma anche ragioni prettamente personali.

Figlio di un ricchissimo mercante, Anito, così ci dicono almeno gli storici del periodo, fu dapprima stratego, poi dopo la caduta del governo dei Trenta Tiranni, fautore inossidabile della democrazia ateniese. Nella sua vita privata, spiccavano per motivi diversi due figure di primaria importanza: il giovane amante Alcibiade, destinato ad un futuro glorioso, ed il proprio figlio, affidato alle cure ed al sapere proprio di Socrate che, a sua volta, dato non proprio trascurabile, era sentimentalmente legato ad Alcibiade (altra fonte di gelosia).

Morte-di-Socrate-1

Un quadro a più tessere che non sembrava promettere nulla di buono. Così ad un certo punto le idee del filosofo cominciarono ad essere guardate in tralice da Anito che ebbe l’ impressione che l’uomo sobillasse addirittura il figlio contro di lui. D’ altronde l’accusa mossa contro il sommo pensatore fu proprio quella di essere un corruttore dei giovani. Una denuncia che si trasformò poi in un’ implacabile condanna a morte. In quella amara coppa di cicuta che segnò la fine di una delle più importanti menti dell’ Antichità.

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