Saffo, la decima Musa

Nata sull’isola di Lesbo attorno al 640 a.C., Saffo, uno dei grandi nomi della poesia antica, scrisse versi bellissimi dedicati ad altre giovani donne.

Definita da Platone la decima Musa, Saffo ha lasciato dietro di sé una miriade di miti e leggende da cui non è certo facile districarsi, trovare, diciamo così, il fatidico bandolo della matassa. Certo è che la poetessa una volta rientrata dalla Sicilia sull’isola di Lesbo, dove era nata e poi fuggita per via di intricate questioni politiche, aprì una scuola per fanciulle ed alle sue allieve dedicò le sue poesie più belle ed intense.

Componimenti d’amore che in più di un caso alludono a rapporti completi. Dal suo nome non per nulla è derivato un aggettivo come saffico e dalla sua isola natale il termine che indica l’ amore tra donne. Poche tuttavia sono le notizie certe della sua vita che alcuni studiosi ritengono lunga per alcuni versi che la poetessa avrebbe scritto già anziana.

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Da sfatare invece il mito del suo amore non corrisposto per il giovane Faone, ripreso anche da Ovidio e secoli dopo dal nostro Giacomo Leopardi. Concludiamo l’omaggio a Saffo, affidandoci naturalmente ai suoi bellissimi versi:

« C'è chi dice sia un esercito di cavalieri, c'è chi dice sia un esercito di fanti,
c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico
che è ciò che si ama »

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