I grandi romanzi gay: Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall, 1928

Nel 1928 il romanzo di Radclyffe Hall finì sul banco degli accusati. Nulla poterono quegli scrittori, da Virginia Woolf a E.M. Forster, che si presentarono davanti al giudice per salvare il libro dall’ accusa di oscenità: Il pozzo della solitudine perse la sua battaglia contro la stupidità.

Il pozzo della solitudine, scritto da Radclyffe Hall nel 1928 per essere d’aiuto, come lei stessa disse, alla causa omosessuale, può essere senza dubbio definito, vista la reazione che suscitò, un roman à sensation. La storia di Stephen Gordon, una giovane che si scopre diversa dagli altri, si innamora in Francia di un’altra donna e dopo diverse vicissitudini si rivolge a Dio, invocando il diritto di esistere ed essere felicemente se stessi, finì infatti sotto processo con l’accusa di oscenità.

Diversi scrittori, da Virginia Woolf a E.M. Forster, si presentarono allora in tribunale per sostenere il diritto del libro di esistere, di circolare liberamente, di essere letto, ma tutto si rivelò inutile, nessuno di loro venne ascoltato dal giudice che bandì il romanzo dal Regno unito.

Una campagna di biasimo e disapprovazione partita dalla penna avvelenata di un critico benpensante del Sunday Express che, con la sua recensione, alzò un polverone inimmaginabile. Una campagna omofoba, contrastata da quasi tutte le altre testate giornalistiche, che di fatto riuscì però a bloccare la pubblicazione di Il Pozzo della solitudine, almeno in Inghilterra, fino al 1949 quando purtroppo la Hall era già scomparsa da qualche anno.

Radclyffe Hall

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