Gay & the city: i primi segnali dell'essere gay

Gay si nasce. Ma quando iniziamo a rendercene conto?

Essere gay si nasce ma non è come avere un'etichetta di una maglia con le istruzioni: capo delicato. Taglia. E via dicendo. E' qualcosa con la quale ci dobbiamo confrontare personalmente, quando iniziamo a capirlo proprio noi per primi. Segnali -piccoli o grandi che siano- che ci permettono di capire che non proviamo poi quella grande attrazione per il sesso opposto. O meglio, proprio non ce lo filiamo.

Uno dei primi input che ho avuto mi è stato causato da lui: mister Brad Pitt. E lo so, scusate, non sarò stato originale ma quel capello biondo lungo e quegli occhi mi avevano fatto sobbalzare. Ai tempi saresti stato un "Pittino"? Ancora non c'era la moda di coniare il cognome per farlo diventare un gruppo di appartenenza. O un "Bradiano"? Boh. Ma lui che andava a cavallo in "Vento di passioni" mi aveva fatto sbarrare gli occhi e la mascella. E te ne stupisci tu per primo, naturalmente.

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"Perché sto sbavando per Brad Pitt?". E subito cerchi qualche giustificazione inverosimile. Tipo: "No, vorrei essere solo come lui fisicamente". Regge? O forse in realtà vorresti saper andare a cavallo come lui. O vorresti essere biondo. O ricco e famoso come lui. Insomma, di balle te ne puoi raccontare tantissime. Finché reggono. Fino a quando non ti stanchi di fingere di credere alle tue stesse invenzioni.

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Il problema nasce quando a farti un effetto simile non è una celebrità ma qualcuno nella vita reale, in carne e ossa. E spesso è proprio il "bad boy" della scuola che sta frequentando.

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Ok, sono stato un clichè, perdonatemi. Lui faceva parte del gruppo dei belli e dannati dell'istituto. In più suonava e cantava anche. Lo conoscevo di vista ma cercavo disperatamente di farmi notare e di inserirmi nel gruppo. Perché, anche allora, mi dicevo "Non ti piace, ma vorresti semplicemente essere come loro". Il solito placebo mentale. E quindi cercavo anche di essere ribelle come loro. Ma non ci riuscivo molto. Proprio per niente.

Ricordo, un giorno, mentre ero fuori dalla scuola, seduto davanti alla porta, durante l'intervallo. Ero con una mia amica e, ai tempi, fumare era tipo uno status sociale di adult/ribelle. Ora è giustamente passato di moda. E così, lei mi aveva spiegato come fare a tenere la sigaretta "da ribelle": non tenerla tra l'indice e il medio ma... tra l'indice e il pollice. Tipo un Renegade all'amatriciana. E con il medio picchiettare per ciccare. Un casino. Avevo fatto un sacco di prove mentre preparavo il mio discorso (era un difficilissimo "Ciao" o al massimo "Ciao, come va"). Complicatissimo. Dovevo essere CREDIBILE.

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Risultato: quando si stava avvicinando per rientrare ed era a pochi metri da me, ho alzato la testa e ho esclamato "Hey, ciao... come va?", ciccando. Solo che invece di ciccare a terra, gli ho tirato la sigaretta contro. Mi hanno guardato tutti come un esaurito e io, cercando di minimizzare mentre mi sentivo morire, avevo tentato la carta estrema, sbiascicando un patetico:

"Non mi andava più".

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