Ferzan Okpetek: "Io parlo di amore nei miei film, e l’amore non fa differenza. È amore"

Il regista non ama sembrare o essere descritto come un'icona del cinema Lgbt in Italia. Ed espone il suo pensiero sulla trama e sulla storia delle sue pellicole. Universale come l'amore.

Nella lunga carriera cinematografica di Ferzan Ozpetek, sicuramente, molti notano l'attenzione (spesso altrove assente) al mondo Lgbt. Possono essere protagonisti assoluti di una pellicola (come Mine Vaganti o Le fate ignoranti) oppure essere la spalla dei personaggi principali del film (come, ad esempio, il recente Allacciate le cinture). Il regista, ospite del corso di film-making a Torino, si è raccontato agli studenti dell'Università, senza negare alcuna risposta ma cercando, anzi, di motivare gli alunni a seguire la propria passione per la settima arte.

C'è stata, però una domanda che gli ha permesso di affrontare ancora quella stretta (e limitante) etichetta di regista "Lgbt" che proprio non ama. Quando un ragazzo gli ha provato a fare questa domanda ("Nei suoi film ricorre la tematica di problemi legati all’omosessualità..."), lui ha così immediatamente replicato, con prontezza:

"Per quale motivo lei non va a chiedere a Muccino come mai fa sempre film sugli eterosessuali? Io sono contro ogni tipo di etichetta, di suddivisione per categorie. Prendete il Festival Cinema Gay per esempio, magari sarà pure scomodo dirlo qui a Torino, ma questo genere di iniziative pone l’accento su una diversità che non esiste o meglio, non va intesa come tale. Io parlo di amore nei miei film, e l’amore non fa differenza. È amore. E una storia è una storia"

Ozpetek ha poi spiegato che quello non vuole essere un attacco a chi gestisce o segue Festival che hanno questa tematica come argomento principale. Il suo è più il timore di una involontaria ghettizzazione:

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"Mi rendo conto che certe affermazioni meritano un discorso più ampio. Altrimenti, giustamente, quelli del Cinema Gay magari si offendono: io dico solo che si può parlare di amore e diritti legati al medesimo, delle coppie fra persone dello stesso sesso, senza creare dimensioni appartate, steccati, che oltre a discutere di questi temi, creano di per sé, anche solo dal punto di vista concettuale, una discriminazione"

Via | La Stampa

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