Nei Ds c'è ancora spazio per i gay?

Il maggior partito della sinistra (i Ds, anche se suona strano a dirlo) è tuttora schierato dalla parte di gay, lesbiche, bisessuali e transgender o si sta progressivamente liberando dell'impegno per i diritti civili?

All'inizio c'era l'eterna timidezza e il retaggio "puritano" di stampo comunista a bloccare i pidiessimi e poi diessini. Poi - nonostante battaglie condotte a fianco del movimento e qualche spazio offerto a militanti apertamente gay, come Franco Grillini - è arrivato il programma elettorale dell'Unione, in cui i Ds rinunciarono a battersi per ottenere qualcosa di più dai centristi e lasciarono soli i socialisti e i radicali. Adesso c'è la minaccia Partito Democratico, che per come si sta delineando somiglia sempre di più a una Democrazia cristiana un po' più conservatrice. E molto più papalina!

Nel futuro partito, in cui la dirigenza Ds ha deciso di confluire, sembra che per i diritti civili non ci sarà molto posto e che comunque saranno considerati sempre "questioni di coscienza". Su Pacs, divorzio, eutanasia, procreazione assistita - in pratica - il futuro partito della sinistra rinuncia ad avere una posizione chiara, per lasciare libertà di scelta alle coscienze.

Dietro un'apparente libertà, però, si nasconde il potere di veto offerto su un piatto d'argento ai clericali e ai conservatori: tutto ciò che essi non vorranno non sarà realizzato, perché potranno dire di no in nome della coscienza!

Il grido d'allarme comunque arriva proprio da dentro il partito, dal portavoce nazionale di Gayleft (il coordinamento omosessuale dei Ds). Andrea Benedino ha diffuso una lettera aperta per chiedere se davvero c'è ancora posto nel partito attuale - e soprattutto in quello che verrà - per chi vuole condurre la battaglia dei diritti. E in particolare se ci sarà posto per militanti apertamente omosessuali.

A livello nazionale

la mancanza fino ad ora nel gruppo dirigente del partito nazionale di qualsiasi ipotesi di valorizzazione dei quadri politici espressione di questo movimento rischia di rappresentare un segnale chiaro dell'intenzione di nascondere la "questione lgbt" sotto al tappeto

E in periferia, se possibile, è ancora peggio. Solo pochi giorni fa al consiglio comunale di Mantova i rappresentanti dei Ds e della Margherita hanno abbandonato l'aula insieme ai consiglieri di centrodestra, per impedire che si cominciasse a discutere (!) il tema di un registro delle unioni civili, proposto dall'assessore Monica Perugini (Pdci), in base al programma del sindaco.

Purtroppo non è la prima volta che accade qualcosa del genere e non è un caso che anche un quotidiano come il Riformista, adesso che si è spostato su posizioni più eurosocialiste, si preoccupi della direzione che stanno prendendo i Ds. Ma intanto i rappresentanti gay nel partito hanno ancora un senso?

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