Parla con Queerblog: Lucia, l'amore per le donne e il bilancio tra nozze gay e famiglia

Ecco la lettera di Lucia, una lettrice che si racconta a Queerblog

Uno degli spazi aperti costantemente per voi lettori è Parla con Queerblog. E' una sorta di angolo completamente vostro dove potete raccontarvi, esprimere i vostri dubbi, mettervi a confronto su un tema che vi interessa o un problema sul quale cercate un consiglio esterno. Noi, come sempre, pubblicheremo le vostre parole -cambiando nome per proteggere la vostra privacy- per aprire questo dialogo tra voi, noi e gli altri numerosi lettori.

Questa volta, ecco la mail di Lucia, una signora di 52 anni che si vuole raccontare e ci rivela una storia non sicuramente facile - parliamo dell'Italia di una trentina d'anni fa- appesa tra il seguire la propria natura, il proprio cuore e quello che socialmente era preteso:

Ho scoperto per caso il vostro blog online. Sono una donna di 52 anni. Per tutta la vita ho desiderato e amato le donne...ma più che altro nella mia fantasia. A 16 anni ho cominciato a capire di essere lesbica, perché mi innamoravo quasi sempre delle professoresse e di altre ragazze. Essendo in tutto femminile esteriormente, e facendo parte di una famiglia tradizionale in cui, peraltro, mi sono sempre sentita amata, non potevo accettare di provare attrazione sessuale per altre donne. Risultato: mi sono rinchiusa nel mio privato e ho negato per diversi anni la mia (omo)sessualità. A 24 anni un parente (un lontano cugino di mio padre) mi presenta un ragazzo, quello che sembrava un "buon partito" per il matrimonio. Tutti gli amici e i parenti trovavano non consono che alla mia "veterana" età di 24 anni non avessi ancora trovato un fidanzato e trascorressi il mio tempo fra casa e chiesa (in effetti, nella mia confusione interiore, ero ancora indecisa se farmi monaca). Non studiavo più, ma avevo un lavoro part-time che mi consentiva un minimo di entrate per non dover dipendere in tutto dai miei genitori. Del resto non ho mai provato un vero disgusto per gli uomini: solamente li ho sempre visti più come amici, fratelli, cugini, che come partner sessuali. Nella mia fantasia quello che mi eccitava di più era il pensiero di due bei ragazzi che facevano l'amore, ma soprattutto quella di fare l'amore, IO, con una bella ragazza, poterla stringere fra le mie braccia ecc...Per farla in breve, mi sono fidanzata con questo ragazzo, per quattro anni di fidanzamento ho "recitato" la parte della fidanzatina perbene, sempre ben curata, vestita in maniera da fare bella figura in società ecc...La famiglia del mio fidanzato era piuttosto altolocata e conosciuta nella loro città di origine (sud Italia). Io invece provenivo da una famiglia di aristocrazia decaduta del Regno delle due Sicilie. Vivevo nelle ristrettezze. Mio padre e mia madre erano anziani,non avevamo una casa di proprietà, io non sapevo fare niente di che, non ero riuscita nemmeno a terminare gli studi, anche se a scuola ero risultata sempre fra i migliori della classe, ma mi sentivo a disagio con me stessa e in mezzo alla gente e avevo il terrore che papà o mamma venissero a mancare lasciandomi sola e senza niente. Tra tutte le soluzioni, non sapendo chi o che cosa fossi io stessa, accettai di imbarcarmi in questa relazione. In effetti, per un certo periodo credetti anche di essere innamorata di questo ragazzo. Tanto è che quattro anni dopo ci sposammo.

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Il desiderio di essere madre per Lucia si è avverato ma poco dopo il suo matrimonio si è concluso:

Nella mia vita non ho mai saputo che cosa realmente volevo, una cosa però l'ho sempre saputa, da quando ero una bambina di sei o sette anni: che volevo assolutamente avere dei bambini. Finalizzai il matrimonio all'idea, al sogno di diventare madre. Devo riconoscere di essere stata fortunata: Dio o il destino mi hanno mandato una coppia di stupendi bambini, un maschio e poi una femmina, con due anni di differenza...Tralascio di raccontarvi tutto il resto della mia storia, per non annoiare voi e i vostri lettori. Risultato: oggi ho 52 anni (come ho precisato sopra), soffro di una depressione grave da molti anni, i miei due (splendidi) figli sono cresciuti con il padre, il mio primo marito, dal quale ho divorziato dopo 9 anni di matrimonio. Dopo questo primo divorzio avevo già cominciato a capire di dover risolvere il mio problema di identità sessuale.

Ricominciare non è mai semplice, soprattutto quando ci si trova di fronte a doversi mettere a confronto con se stessi e con qualcosa che non è chiaro e soddisfacente:

Dopo essere tornata single ho frequentato per qualche anno dei circoli per donne omossessuali, esponendomi anche più volte personalmente, partecipando a manifestazioni arcobaleno e persino a uno o due Gay-Pride. Ho avuto una breve relazione con una donna (conosciuta una sera in discoteca)e pochissime altre occasioni di sesso con altre donne. Nonostante questo: ho sempre sentito che solo il contatto fisico con un'altra donna riusciva a soddisfarmi psichicamente, oltre che sessualmente. In effetti, parlando del semplice atto fisico, anche il sesso praticato con alcuni uomini mi ha (raramente) resa soddisfatta, anche se in modo diverso. Nel 2007 ho incontrato, per caso, attraverso internet, il mio attuale marito...All'inizio è stata una grande passione e un colpo di fulmine. Ho sempre saputo che anche lui ha avuto storie sessuali non solo con moltissime donne, ma anche con alcuni uomini. Essendo entrambi persone assolutamente insospettabili, questa conoscenza da parte dell'uno e dell'altro di questo "segreto" forse ha contribuito all'inizio ad aumentare l'attrazione che già esisteva fra di noi. Lui, come me, proveniva da un divorzio e ha un figlio grande, ora sposato e padre. Al matrimonio del figlio io sono stata invitata. Durante la festa, durata molte ore, un po' ebbri di vino, è capitato che abbiamo conosciuto per caso una ragazza fra gli invitati. Mio marito ha cominciato a parlarle e un discorso dopo l'altro siamo arrivati al discorso omossessualità. Insomma, alla fine della serata non so nemmeno come, ci siamo ritrovati ad aggrovigliarci in tre. Io ho afferrato la ragazza e mi sono messa a baciarla sulla bocca, e saremmo andati a finire tutti e tre sullo stesso letto, quella notte, se non ci fossero stati presenti tanti ospiti e se mio marito purtroppo non fosse stato il padre dello sposo...

Lucia continua ad analizzarsi e si osserva con molta durezza e anche disillusione. Probabilmente troppa?

Oggi mi ritrovo a vivere di (pochi) ricordi, spesso poco piacevoli, sono precocemente invecchiata e, agli occhi di tutti, una "signora" perbene. Non fa niente se, quando vado per strada il viso o le forme di una bella ragazza mi fanno sospirare. Se è troppo giovane penso: "Vergognati, potrebbe essere tua figlia...". Se è una donna un po' più matura ad attirarmi cerco di capire: "Sarà sposata? Fidanzata? Avrà figli? Una famiglia?" e nove volte su dieci in effetti i miei sospetti trovano conferma. Perciò io vado avanti, ma mi sento morta, morta dentro. Per me non ci sarà mai una via d'uscita fin quando sarò in questo mondo. A volte (devo dire abbastanza spesso) faccio dei sogni che sembrano veri, in cui vivo una storia con un'altra donna...in quei momenti sento di essere "me stessa". Poi mi risveglio ed eccomi qua: una signora con i capelli bianchi, molti chili da perdere, un principio di artrite, gli occhiali da lettura, qualche ruga e la pelle che comincia a perdere tono. Spero che i miei figli non vengano mai a sapere davvero chi sono e che cosa sono, perché (se già non lo sanno) so che finirei col deluderli...non che si aspettino un gran che da me, non credo. Ho sempre sospettato di non essere mai all'altezza di quello che facevo nella mia vita. Eppure, confrontandomi con altre persone, spesso mi accorgo di avere molta più capacità e talento di molti altri, che però non si lasciano mortificare dalle prime sconfitte e vanno avanti imperterriti fino ad ottenere un risultato. Io mi sono sempre arresa ai primi ostacoli e oggi ne sto pagando lo scotto.

Infine, conclude la lettera con alcune critiche al mondo Lgbt, partendo dal senso del matrimonio per coppie dello stesso sesso, fino a quella delle adozioni gay o di un figlio per genitori dello stesso sesso. Due temi molto vicini all'animo di Lucia, dai quali però prende una sorta di distanza. Una distanza sociale che, da quello che si legge, è anche un po' la causa di quella ricerca della felicità che l'ha portata a seguire le regole della società e non quelle del suo animo.

Tutta questa lunga lettera di sfogo per cui mi scuso ha un suo definitivo scopo. Voglio farvi delle critiche, infatti: non solo a voi del "blog" in particolare, ma al cosiddetto "ambiente LGBT". Siete voi che vi siete creati una "nicchia" in cui volete vivere distaccati e lontani da quella che è la realtà della vita. Volete vivere "protetti" da tutte le discriminazioni e colpevolizzazioni del mondo, ma non capite che il mondo non vi colpevolizza per la vostra natura, ma per la vostra ostentazione. Io dico: va bene essere omossessuali. Ora lo sapete: anch'io e mio marito lo siamo. Ma perché voler per forza stabilire delle "regole" e dei "matrimoni" anche per le coppie omossessuali? Il "matrimonio" è un contratto ed è effettivamente una responsabilità "pesante" per le coppie eterossessuali. E' così da sempre perché se gli uomini e le donne nell'arco dei secoli non si fossero sposati e non avessero generato dei figli, l'Umanità sarebbe già estinta da secoli, se non da millenni. Allora non sarebbe meglio lasciare le persone libere di vivere le loro storie d'amore (omo o etero) senza dover per forza stabilire dei contratti? In secondo luogo sono assolutamente contraria (in linea di principio) all'adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Questo perché in effetti finora una realtà simile già esiste concretamente. Quando frequentavo i circoli lesbici ho visto diverse coppie di donne che vivevano tranquillamente con i figli avuti da precedenti matrimoni conclusi con degli uomini. Addirittura le ho viste più volte recarsi al ristorante in famiglia, insieme ai figli e alle figlie. Quindi, almeno per quel che riguarda le lesbiche, mi sembra che il problema dell'adozione di figli non sia uno dei più sentiti. So di donne che si fanno donare lo sperma da coppie di amici gay e che si mettono fra loro d'accordo per ripartirsi poi il nascituro, come se si trattasse di una merce di scambio. Insomma, un bambino non deve essere uno "status symbol", qualcosa da mostrare al mondo per dire: ecco noi ci amiamo e lo potete vedere da come alleviamo i nostri figli. Un bambino ha bisogno di un PADRE e una MADRE, e che il padre sia UOMO e la MADRE, donna, altrimenti gli rimarrà sempre un senso di incoerenza e incertezza su quali siano le qualità di un uomo e quelle di una donna. Eppoi, dico alle donne lesbiche, è inutile far finta che le donne siano uguali agli uomini. Certo, nella storia vi sono state donne che hanno eguagliato e a volte superato gli uomini anche in attività "maschili", ma volendo fare una percentuale, su cento donne, quante se la sentirebbero di affermare che non avrebbero problemi a svolgere attività maschili quando magari si trovano piegate in due dai dolori mestruali, con l'angoscia di perdere troppo sangue e di macchiare i vestiti? Quante potrebbero vivere serenamente la maternità in totale solitudine? Quante sarebbero in grado di difendersi "fisicamente" in una situazione di pericolo, quando si trovano nel loro periodo mestruale oppure durante la gravidanza?

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