Capri: il paradiso ritrovato

Ospitale e libertaria, Capri aprì negli anni '20 le sue porte ad esuli ed artisti che, sull' isola, potevano essere finalmente se stessi e vivere, senza biasimo, i loro amori "proibiti".

La seduzione di Capri con i suoi paesaggi rocciosi, le sue acque trascoloranti ed i suoi miti antichi non sembra conoscere stanchezze, ma un secolo fa fu per molti uomini e donne in cerca di libertà molto di più, un asilo felice, una sorta di paradiso perduto e ritrovato, dove vivere ed essere spavaldamente se stessi. Le cronache di quegli anni ci raccontano di aneddoti bizzarri, di nobildonne eccentriche che passeggiavano per l'isola tenendo al guinzaglio elegantissimi e feroci ghepardi, di scrittori e pittrici dal gran nome che vivevano sotto quel sole caldo ed abbagliante i loro "amori proibiti".

Scorrono così sotto i nostri occhi i nomi della marchesa Casati, della pittrice Romaine Brooks, del miliardario Friederich Krupp e del re Ferdinando di Bulgaria che vi soggiornava spesso e volentieri, attratto non solo dalla bellezza dei luoghi. Tutti animatori di una Capri particolarmente viva, aperta e liberale. Un momento magico della storia dell'isola, immortalato e raccontato, a volte con un tocco di ironia ed invidia, da altri autori celebri, primi fra tutti il francese Roger Peyrefitte (citiamo qui al volo il suo L' exilé de Capri) e il britannico Compton Mackenzie ( di cui ricordiamo invece il racconto Vestal fire).

capri

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