La circolare di Alfano sulle nozze gay non è valida, dice la Procura di Udine

La Procura di Udine accoglie, in parte, la diffida di Rete Lenford e sostiene che la circolare di Angelino Alfano contro la trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero non sia valida

marinocoppiegay

La Procura di Udine ritiene che la circolare con cui il ministro dell’Interno Angelino Alfano chiedeva ai prefetti di annullare le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, non è valida, dal momento che questa è una prerogativa del giudice. A diffidare Alfano e il prefetto di Roma era stata la Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT. Secondo Raffaele Tito, procuratore aggiunto,

La Circolare del Ministro Alfano prima e l’intervento del Prefetto poi non appaiono corretti sotto il profilo giuridico, perché vanno a ledere prerogative e compiti della Procura delle Repubblica ex art. 75 dell’ordinamento giudiziario.

La legge, infatti, stando a quanto afferma la Procura di Udine:

non legittima né ammette un ruolo così autoritario e di simile “prevaricazione” del Prefetto, quale quello nel caso di specie [dal momento che] il dominus dello stato civile è e resta il Sindaco [e le sue] prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del giudice.

La Procura dà, quindi, ragione a Rete Lenford, ma solo in parte: da un lato, infatti, riconosce che il prefetto non può annullare una trascrizione nei registri di stato civile, dall’altro sostiene che prefetti e ministro non abbiano commesso reati e chiede di archiviare la denuncia. E conclude con un'affermazione che potrebbe cambiare molte cose in Italia:

Spiace però dover riconoscere che l’intervento non appare conforme a legge: ne deriva che i ricorrenti – per questo profilo – sembra abbiano ragione.

Flavio Romani, presidente di Arcigay, nel commentare la notizia, parla di abuso di potere da parte del ministro:

Come abbiamo sempre sostenuto l'atto di imperio di Alfano e dei prefetti è illegittimo, fuorilegge. Oggi è anche la Giustizia a metterlo in chiaro e a prendere per l'orecchio il Ministro e il suo prefetto, che evidentemente o non conoscono la legge o la trasgrediscono in nome di un'omofobia che attraverso i canali istituzionali vogliono far diventare "di Stato" e che dinanzi all'opinione pubblica chiamano, paradossalmente, legalità. Invece il Ministro Alfano è inciampato proprio nella Legge, quella di cui si professava difensore. E forse scopre per la prima volta che la legge è uguale per tutti, perciò se noi per riscattarci dalle ingiustizie che subiamo quotidianamente dobbiamo ricorrere ai tribunali, anche lui, se ritiene ingiuste le trascrizioni dei nostri matrimoni, dovrà fare altrettanto. Una cosa che un uomo di Stato dovrebbe non solo conoscere ma professare.

E poi conclude, chiedendo le dimissioni del ministro Alfano:

Alfano ha usato il suo ruolo e gli strumenti che quel ruolo gli mette a disposizione per fare esattamente il contrario e per perseguitare coppie di gay e lesbiche sulla base delle sue personalissime convinzioni. Un fatto, insomma, di estrema gravità, che deve portare Angelino Alfano a dimettersi immediatamente dal suo incarico di governo, sollecitato da un Presidente del Consiglio che vorremmo vedere almeno imbarazzato. Questo accadrebbe oggi in un Paese normale.

Rete Lenford diffida il Prefetto di Roma e il ministro Alfano dal cancellare le trascrizioni delle nozze gay

21 ottobre 2014

Angelino Alfano

L’Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford ha inviato una formale diffida al Prefetto di Roma e al Ministro degli Interni Angelino Alfano, in merito alla vicenda della cancellazione della trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero e registrate dal sindaco di Roma, Ignazio Marino. Secondo gli avvocati di Rete Lenford, infatti, c’è

l’assoluta inesistenza di un potere di procedere all’annullamento delle suddette trascrizioni, tanto in capo agli Ufficiali di stato civile quanto, in via gerarchica, in capo al Prefetto. Qualsiasi atto in tal senso costituirebbe non solo un palese abuso di potere ma anche una clamorosa invasione della sfera del potere giurisdizionale.

Nella diffida si analizza la normativa attuale e si evince che il prefetto non ha alcun potere di cancellare gli atti pubblici né può richiedere che l’ufficiale giudiziario proceda in tal senso. Se proprio si devono modificare i pubblici registri, questo può avvenire solo per via giudiziaria, perché solo ed esclusivamente l’autorità giudiziaria ordinaria ha “il potere di verificare, rettificare o cancellare le suddette trascrizioni, in considerazione della finalità di certezza giuridica che le stesse sono destinate ad avere nell’ordinamento oppure di conoscere dello stato giuridico delle persone, ove ciò occorra”.
Da qui deriva anche che la circolare inviata da Angelino Alfano ai prefetti è “un atto palesemente illegittimo ed in aperta violazione delle attribuzioni del potere giurisdizionale, tale da fondare un conflitto fra poteri” oltre a essere “palesemente discriminatorio, poiché sottopone la fattispecie odierna a un trattamento del tutto diverso da quello ordinario per la sola ragione della sua connessione con l’orientamento sessuale dei soggetti interessati”.

Per tutti i motivi esposti nell’articolata diffida, l’Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford invita il prefetto e il ministro dell’interno “a non procedere all’illegittima cancellazione delle avvenute trascrizioni”; si rivolge al Presidente del Tribunale di Roma per rilevare “il conflitto fra le attribuzioni che il Ministero pretende di attribuire al Prefetto e le attribuzioni che il D.P.R. 396/2000 attribuisce all’autorità giudiziaria ordinaria”; e infine invita il Presidente della Repubblica, il Ministro della Giustizia, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Consiglio superiore della magistratura, “a cui la presente è indirizzata per conoscenza, a compiere gli atti necessari a tutelare la separazione dei poteri definita dalla legge a garanzia dei diritti dei soggetti interessati”.

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