Unioni civili, da dove arriva e dove porta il DDL del governo

Le civil partnership alla tedesca sono una specie di passo del gambero in tema di diritti civili: le parole sono importanti

Nel film "Palombella Rossa" un grandioso Nanni Moretti, in una scena divenuta famosa quasi quanto lo stesso regista, urla alla sua interlocutrice, indignato: "Ma come parla!?? Le parole sono importanti!!".

Potremmo assistere alla medesima scena nelle prossime settimane, e da un certo punto di vista lo speriamo, quando il Parlamento comincerà a discutere (se mai comincerà) del ddl presentato dal governo sulle unioni civili alla tedesca: sì perchè se c'è chi esulta per lo storico risultato raggiunto c'è anche chi, forse più attento e più ferrato in materia di diritti universali, non è intenzionato a farsi prendere per il naso.

Prima bisogna entrare nel merito delle parole perchè, appunto, "le parole sono importanti": anzitutto non si parla di "unioni civili" ma di "civil partnership" che è cosa diversa (nella sostanza non si riconosce il legame affettivo ma il legame di fatto); il modello tedesco, che è quello introdotto nel dibattito interno al PD da Paola Concia (ex deputata unita alla compagna in Germania proprio grazie a questo tipo di unione, riconosciuta da Berlino), non è in alcun modo un "matrimonio gay" nè una tutela per le coppie di fatto.

Poco male, direte voi; molto male, diciamo noi: le civil partnership su modello tedesco infatti sono un riconoscimento ad uso e consumo esclusivo delle coppie omosessuali, come se di fatto esistessero differenze con quelle eterosessuali, che non saranno riconosciute incardinando così una sorta di "doppio binario" dei diritti civili che rischia di essere addirittura controproducente nel panorama italiano.

Lo scrive chiaramente Luigi Manconi, senatore del PD che ha speso una vita per i diritti civili ed umani, sulla sua pagina Facebook:

Insomma, il dibattito è aperto e nelle prossime settimane anche Queerblog cercherà di fornire il proprio contributo affinchè le modifiche al ddl riguardino tutte le coppie di fatto e non solo unicamente quelle omosessuali.

Andando un po' a ritroso nel tempo poi ci possiamo rendere conto quanto questo Ddl sia figlio d'Oltretevere: il Vaticano (che pure non risparmia, da parte di qualche porporato, aspre critiche al Ddl sulle civil partnership) è in verità il manovratore seriale in materia di unioni, matrimoni, divorzi e famiglie.

La conclusione del Sinodo straordinario, come le aperture ufficiose ma non ufficiali (perchè non votate dai due terzi ma votate a maggioranza assoluta), sono solo la punta dell'iceberg del nuovo corso avviato da Bergoglio, che tuttavia continua a scontrarsi con la laica e sacrosanta indipendenza della Repubblica Italiana, mai completamente ottenuta da San Pietro.

Lo scrivevo un anno e mezzo fa su Agenzia Radicale: Bergoglio considera da sempre, da quando era a capo della Conferenza Episcolape argentina, le unioni civili omosessuali come un ottimo surrogato per evitare il più "scabroso" matrimonio gay; sul matrimonio infatti la Chiesa è intransigente e non si discosta di un millimetro dalla sua millenaria posizione: ci si sposa tra uomini e donne, punto.

Tuttavia, durante la "guerra" del 2010 tra Repubblica Argentina e Vaticano sui matrimoni omosessuali, che Cristina Fernandez Kirchener voleva far approvare: la Chiesa di Roma era in piena tempesta, la "deriva omosessuale" si faceva inarrestabile e il rischio di ritrovarsi con i matrimoni omosessuali nella popolosissima e cattolicissima Argentina era terribile.

L'ordine del Papa (allora Benedetto XVI) era che la Chiesa sostenesse una posizione intransigente e Bergoglio, all’epoca a capo della Conferenza Episcopale, aveva il dovere di mostrare i muscoli, un "errore strategico" secondo lo stesso Bergoglio, che oggi può imporre la sua linea di apertura.

Ma quanto di apertura? Se è vero che è una vera e propria rivoluzione quella in atto nella Chiesa, altrettanto vero è che un fatto privato, come il matrimonio, venga continuamente visto dal Vaticano come un fatto dottrinale, un sacramento, e come tale discendente direttamente dall'Altissimo.

Questo significa che, da un certo punto di vista, la Chiesa cattolica sta dimostrando, con le dovute proporzioni, più lungimiranza del Parlamento Italiano e del panorama LGBT in generale, che saluta il Ddl del governo sulle civil partnership come una manna dal cielo non rendendosi conto che è in verità uno specchio per allodole: "Abbiamo atteso tanto, ora prima noi e poi tutti gli altri" dice qualcuno. Se questa è la linea politica, il Partito Democratico dovrà ora spiegarla ai propri elettori. Eterosessuali. Che non vogliono sposarsi.

marinocoppiegay

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