Marco Alemanno? Per Avvenire è "il corista" di Lucio Dalla


Sublime. Non saprei trovare un aggettivo migliore per definire la ferocia con cui il quotidiano dei vescovi italiani liquida il presunto compagno di Lucio Dalla.

Nella cronaca dell'omaggio tributato al cantautore bolognese, l'Avvenire cita così, en passant, quel giovane attore, autore e regista, che ha partecipato a tutte le più recenti iniziative artistiche di Lucio Dalla: "il corista Marco Alemanno".

Bisogna ringraziare il blog di Grazia Pop Topoi per aver raccolto tutte le svariate definizioni, alcune francamente contorte e imbarazzate che hanno usato alcuni giornali italiani per indicare Marco Alemanno. Ed è proprio questo il punto: definire, indicare, chiamare.Gli esseri umani hanno sempre dato "un nome" alle cose e da quel momento le cose hanno cominciato a esistere; lo troviamo anche nel libro della Genesi, con Adamo che dà nome a tutti gli esseri viventi. L'omosessualità, invece, è stata per lungo tempo l'amore "che non osa dire il suo nome".

Quanto a Marco Alemanno, c'è chi l'ha chiamato "compagno", chi "amico intimo", chi preferisce un più anodino "collaboratore", come fa Ranieri Polese in questo articolo del Corriere, in cui quasi quasi sembra che il giovane attore sia stato semplicemente un collaboratore di lavoro.

Ma del resto, se Dalla non lo presentava come il proprio compagno, se pubblicamente il suo ruolo è stato quello di collaboratore e di autore, ma non di compagno, i giornali come lo dovevano definire? come lo dovevano presentare? Forse è anche una forzatura scrivere "il compagno di Lucio Dalla". O meglio, se un personaggio pubblico conduce una vita così "discreta" forse non dobbiamo stupirci se poi i giornalisti sono costretti ad acrobazie e giri di parole per far capire di chi si parla.

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