Alfano: no a matrimoni gay, aborto e testamento biologico


Eluana Englaro, l'aborto, i "matrimoni fra uomini". Sono queste le minacce che il nuovo segretario del Pdl Angelino Alfano agita come un drappo rosso davanti alla Lega, esplicitamente, e ai cattolici di centro, sotto sotto, per convincerli ad allearsi e correre insieme alle elezioni amministrative.

Al termine di un discorso tutto mirato a screditare la sinistra e ribadire la necessita di un'alleanza di centrodestra senza defezioni, da Orvieto Alfano sferra un attacco all'ex presidente spagnolo Zapatero e allo "zapaterismo", nel cui nome associa il Pd nell'alleanza con Idv e Sel. Se vincerà il blocco di sinistra - dice - verranno messi a rischio i valori tradizionali dell'Italia, quelli che la destra ha difeso in questi anni.

Magari! viene da dire a me; ma sappiamo che il discorso di Alfano serve proprio a scongiurare questo scenario e a raccogliere di nuovo i conservatori sotto le bandiere del Pdl e dell'alleanza di destra. I "valori etici" sono sempre i soliti: difesa "della vita", matrimonio tradizionale, no al testamento biologico e alla libera scelta dei cittadini.

Da un lato viene da augurarsi che il tentativo di Alfano vada in porto, che tutti i conservatori, i bigotti, i passatisti vadano insieme alle elezioni e si schierino per la conservazione; e che, di conseguenza, i progressisti, i sostenitori dei diritti civili si presentino a viso aperto con un programma chiaro all'insegna dell'innovazione.

Tanto, abbiamo capito che sull'economia non ci sono e non ci saranno differenze: l'ideologia del mercato pervade tutti e allora, se ci si deve distinguere, che ci si distingua sui valori: conservazione contro diritti.

Dall'altro, però, fa specie sentire il capo di un partito così importante fare leva su argomentazioni così becere e passatiste, nella convinzione - temo fondata, almeno in parte - che il suo elettorato sia sensibile al no ai matrimoni "fra uomini", al diritto di autodeterminazione delle donne, al diritti di scelta sul fine vita. Altrimenti non si spiegherebbe il fervore con cui Alfano ha rivendicato quell'osceno decreto su Eluana Englaro, bloccato dal no del presidente Napolitano.

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