Tanti i sindaci italiani contrari alla circolare di Angelino Alfano sulle nozze gay

Un vero e proprio coro di no al diktat di Angelino Alfano: i sindaci italiani si schierano al fianco dei diritti umani delle persone LGBT

Angelino Alfano è sempre più solo nella sua anacronistica lotta al matrimonio ugualitario. Abbandonato (ancora una volta) da Forza Italia e anche dalla chiesa cattolica che discute sull’approvazione delle unioni civili, si è trovato dinanzi a un’alzata di scudi dei sindaci italiani che forse non avrebbe mai immaginato.

In prima fila Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, che ha dichiarato come

la trascrizione delle unioni coniugali contratte all’estero è materia troppo delicata per essere lasciata al caso per caso. Né d’altra parte si può accettare di affidare tale materia a ordinanze prefettizie su competenze che la legge riconosce in capo agli Enti locali. Per questo, come presidente Anci, chiedo un incontro urgente al Presidente del Consiglio e al Ministro Alfano per assumere un orientamento chiaro e comune in materia.

Angelino Alfano

Virginio Merola, sindaco di Bologna, ha fatto subito sapere che non intende annullare un bel niente e Giuliano Pisapia, a Milano, ha trascritto nel registro sette matrimoni ugualitari celebrati all’estero: finora aveva tergiversato, ma ora, dopo la circolare di Alfano, si è dato da fare.

Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, è determinato a fare "tutto ciò che la legge consente" e intende "garantire il massimo di libertà possibile ai cittadini. Si tratta di battaglie di civiltà di grande importanza non soltanto per le singole città ma per l’intero Paese”. Poi ricorda il sindaco che

Catania è stata tra prime grandi città italiane a istituire un registro delle unioni civili e con quell’atto la nostra comunità è diventata più civile, più tollerante, più aperta e moderna. Il confronto è il sale della democrazia e io ringrazio ancora il Consiglio comunale per aver dato vita, in aula, a una discussione di grande valenza sia politica sia civile e di coscienza. Anche perché il regolamento messo a punto è estremamente innovativo.

Andiamo a Pescara dove il sindaco, Marco Alessandrini, non è entusiasta della circolare di Alfano. E poi precisa:

A Pescara non c'è stata ad oggi alcuna richiesta di trascrizione di matrimoni contratti all'estero da persone dello stesso sesso. [Ma io sono] favorevole alla trascrizione di detti atti, perché è la legge a prevedere espressamente che l'Ufficiale di Stato Civile debba trascrivere il matrimonio celebrato all'estero, salvo che esso sia contrario all'ordine pubblico.

A Livorno, il primo cittadino Filippo Nogarin, è telegrafico:

Non ci penso nemmeno a dare seguito alla direttiva di Alfano. Se arriveranno richieste di trascrizione daremo seguito.

Per Renato Accorinti, sindaco di Messina, quella di Alfano è una “decisione decisamente contro la strada dei diritti civili che stiamo seguendo come amministrazione comunale, con la proposta di istituire un registro sulle unioni civili” e Matteo Biffoni, sindaco di Prato, fa sapere che qualora arrivassero richieste di trascrizione di nozze gay celebrate all’estero “non rispetteremo la circolare inviata da Alfano”.

E ancora contro la circolare di Alfano si sono schierate Grosseto, Udine, Sesto Fiorentino, Empoli, Chieti, Roma, Cagliari, Palermo, Rimini, Ascoli Piceno, Parma, Bari e Varese.

In Italia c’è ancora speranza.

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