Facebook obbliga ai nomi reali e la comunità LGBT protesta, arriva l'incontro

Dopo l'obbligo di usare i nomi reali su Facebook, la comunità LGBT è insorta contro Mark Zuckerberg

mark zuckerberg

Mark Zuckerberg dovrà incontrare alcuni esponenti della comunità LGBT americana dopo aver obbligato i propri utenti all'uso dei nomi reali: obbligo tutt'altro che sbagliato, visto che già così il social network è in balia di profili fake, bulli, troll e chi più ne ha più ne metta; insomma, non si può addossare anche questa colpa a Zuckerberg, perché è normale che cerchi di tutelare gli utenti e, di conseguenza, la sua creatura social.

Il punto è un altro, e partiremo proprio da un esempio semplicissimo: una drag queen, che ha senz'altro un nome di fantasia, perché dovrebbe essere costretta a usare il nome legale, quando, invece, la sua identità fittizia è proprio quella che più la rappresenta? Insomma, immaginate soltanto se La Wanda Gastrica cambiasse il suo nome in quello vero: chi la riconoscerebbe, se non coloro che la seguono da sempre? Altro esempio: sono gay e mio padre mi ha impedito di cercare ragazzi su Facebook, mi ha proprio fatto cancellare il profilo e mi ha promesso che mi avrebbe cercato più volte sul social network per vedere se mi fossi riscritto in futuro; bene, perché un ragazzo in una situazione del genere non potrebbe usare un nome fittizio? Insomma, Zuckerberg ne ha di questioni da risolvere, anche perché non coinvolgono solo il mondo LGBT.

Tutto è partito dalla cancellazione di un account di Sister Roma, che fu bloccata proprio perché non si registrò con il suo vero nome, vale a dire come Michael Williams:

"Sono sopraffatta e commossa - queste, le sue parole - fino alle lacrime dalle centinaia di email che ho ricevuto da persone che condividono le loro storie avvincenti e che spiegano perché non vogliono usare il loro nome reale su Facebook. Voglio che sappiate che non siete soli, ci sono molte persone che sono state discriminate e che combattono la loro battaglia per poter mantenere i loro profili che sono reali e separati dalla loro identità legale".

Da lì Twitter è stato invaso da migliaia di post con l'hashtag #mynameis, attraverso il quale, appunto, criticavano le ultime imposizioni di Facebook; Zuckerberg ha deciso di intervenire e di cercare una soluzione assieme agli esponenti delle principali categorie: staremo a vedere cosa s'inventerà.

Via | Comunità Digitali

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