Echr: i volantini omofobi non sono libertà di parola


La libertà di parola non funziona per attaccare e denigrare una minoranza. La Corte Suprema della Svezia l'aveva chiarito ormai qualche anno fa, quando aveva confermato la condanna per un gruppo di omofobi svedesi che erano andati a volantinare in una scuola superiori. Adesso però il principio viene ribadito, con ulteriore ufficialità, dalla Corte europea dei diritti umani, la Echr.

Nel 2004 Tor Fredrik Vejdeland, Mattias Harlin, Björn Täng e Niklas Lundström erano stati arrestati perché distribuivano volantini anti-gay contro il parere del dirigente scolastico e lasciando i loro messaggi violenti negli armadietti di tutti gli studenti, senza dare loro la possibilità di accettarli o rifiutarli. Nei messaggi si leggeva che l'omosessualità è "una tendenza sessualmente deviante che ha un effetto moralmente distruttivo sulla società". Per di più i gay venivano accusati di aver provocato lo sviluppo e la diffusione di Hiv e Aids.

Ce n'era abbastanza per una condanna che in effetti era arrivata e poi confermata dalla Corte Suprema in base a una legge nazionale che punisce i crimini dell'odio. I quattro omofobi, però, non contenti si sono rivolti alla Corte Europea, contestando la legge svedese che, a sentir loro, viola la libertà di espressione.

La sentenza è arrivata qualche giorno fa e conferma, invece, la decisione dei giudici svedesi: non esiste nessuna libertà di parola per offendere, denigrare e insultare gratuitamente una minoranza sulla base di accuse false. La Corte ha respinto il ricorso per due motivi: i volantini erano inutilmente e gratuitamente offensivi e nessuno dei promotori frequentava quella scuola né vi aveva libero accesso. Diritto 1 - omofobia 0.

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