Omosessualità uguale malattia? Arcigay Palermo querela il consigliere Angelo Figuccia

Querelato il consigliere comunale di Palermo, Angelo Figuccia: aveva paragonato l'omosessualità a una malattia

angelo figuccia foto

Bisognerebbe iniziare a muoversi come Arcigay Palermo in tutte le circostanze simili a questa: non è detto che qualcosa cambi, ma almeno l'omofobo di turno potrebbe pensarci due tre volte prima di sparare una qualche assurdità delle sue. Parliamo, in questo caso, delle dichiarazioni di Angelo Figuccia, consigliere comunale di Palermo che ha rilasciato un'intervista al Fatto Quotidiano paragonando senza troppi giri di parole l'omosessualità a una malattia (sempre meglio che dell'ipocrisia di certi telespettatori che "io rispetto queste persone" e poi fanno di peggio, questo è vero, ma non possiamo certo far passare per giusti certi atteggiamenti). Vediamo subito cos'ha dichiarato Figuccia:

"Chi ci dice che l'omossessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia".

Speriamo che alla fine di questa storia, che è diventata vicenda legale a tutti gli effetti, il consigliere capirà che non è stata la scienza a sbagliare, ma lui, con le sue parole (e speriamo che come lui se ne pentiranno un giorno, quando chissà, quelli come l'onorevole Buonanno, che è una delle personalità politiche più irritanti degli ultimi anni).

A dichiarare guerra - dicevamo - è stato Arcigay Palermo, che ha depositato una querela tramite il proprio avvocato, gridando al reato di diffamazione a mezzo stampa.

"I motivi dell'omosessualità - aveva dichiarato Angelo Figuccia - vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo. Io sono l'ultimo giapponese che crede nell'Antico Testamento, è già scritto tutto lì: Sodoma, Gomorra, Babele. Chi si è reso colpevole di queste cose non potrà salire sull'arca di Noè".

Staremo a vedere come si concluderà questa ennesima triste vicenda e se Angelo Figuccia pagherà per dichiarazioni che in uno stato civile dovrebbero risuonare nella testa di tutti come bestemmie.

Via | Il Fatto Quotidiano

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