Amori gay nella storia: le lettere censurate di Michelangelo

Le lettere del grande artista del nostro rinascimento furono brutalmente censurate dal nipote che d'emblée ne trasformò i pronomi. Dal genere maschile passò, senza rimorsi e fierissimo di sé (almeno ce lo immaginiamo così), a quello femminile.

Spesso, ma potremmo dire anche ad ogni piè sospinto, quando parliamo di omosessualità ci imbattiamo in un modo o in altro nella censura. Una censura che, a muso duro e sempre scioccamente fiera di sé, ha attraversato i secoli, nascondendo e negando, aggiungendo e togliendo a seconda delle proprie meschine necessità. Nessuna sorpresa o meraviglia dunque nello scoprire che il nipote di Michelangelo osò addirittura manomettere le lettere dell'illustre parente, modificandone brutalmente i pronomi.

Il maschile divenne femminile e la memoria di Michelangelo fu così salvata dal "ludibrio" dei secoli. Una scoperta effettuata solo sul finire dell' Ottocento quando John Addington Symonds poté accedere agli archivi della famiglia Buonarroti. La corrispondenza dell'artista prima con Febo di Poggio, poi con il nobile Tommaso Cavalieri, due grandi passioni di Michelangelo, poterono essere così comprese fino in fondo. Del resto, non dimentichiamolo, solo di recente l'omosessualità dell'artista è venuta allo scoperto, dopo secoli in cui tutti, in verità, si adoperarono a negarla.

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