Venezia 2014, Queer Lion: Métamorphoses di Christophe Honoré

Christophe Honoré in Métamorphoses traduce in chiave moderna la mitologia, con un cast principalmente giovane che ha a che fare con gli usi e costumi di oggi

Métamorphoses di Christophe Honoré è in prima mondiale al Festival del Cinema di Venezia e anche in gara per il Queer Lion Award 2014. Tratto dal poema Le metamorfosi di Ovidio ha la seguente sinossi ufficiale: quando Europa marina la scuola per salire a bordo di un camion con un giovane affascinante di nome Giove, non sa che davanti a lei sta per profilarsi un viaggio iniziatico. Di questo film, dice il regista Christophe Honoré:

Da bambino, ho sperimentato il piacere del racconto grazie a mio fratello maggiore che in segreto mi leggeva le Metamorfosi di Ovidio. Riesco ancora a vederci in quella stanza che dividevamo, lui seduto con il volume pesante in grembo, tenuto con tutte le sue forze per paura che potesse scivolargli, mentre io illuminavo le pagine con un fascio di luce gialla proveniente da una torcia la cui batteria stava inevitabilmente per scaricarsi. [...] Dopo otto film, ho sentito che era venuto il momento di immergersi nuovamente nel vivo della scrittura senza tempo di Ovidio. In un'epoca in cui il solo menzionare la Grecia evoca immediatamente il «debito greco», ho ritenuto che fosse urgente ricordare a noi stessi l'«eredità greca».

Una pellicola che si presenta fin da subito, quindi, come un voler guardare le cose più a fondo, senza fermarsi alla cronaca o alla superficialità della cultura che, purtroppo, caratterizza i nostri giorni: un ritrovare le proprie origini soffermandosi sulle nostre origini comuni. A proposito del film chiosa Adrian Wootton:

Attingere a Ovidio e alla sua classica raccolta di racconti mitici di divinità, di magie e mostri, per trasformarli in un film contemporaneo è, a dir poco, un'operazione ambiziosa, se non addirittura rischiosa. Tuttavia, questo non sembra aver affatto scoraggiato il regista francese Christophe Honoré. Anche se opportunamente ambientato in una Francia semi-rurale, il film è comunque una traduzione moderna della mitologia, con un cast principalmente giovane che ha a che fare con gli usi e costumi di oggi. Nonostante ciò, Honoré inserisce con audacia le trasformazioni magiche imposte dalle storie; senza soluzione di continuità le cuce nella sua interpretazione cinematografica di Ovidio, a episodi ma coerente, creando in questo modo un film unico, incantevole, maliziosamente satirico e romantico.

Foto | Jean Louis Fernandez

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