Visto e le barzellette sui gay. Queerblog intervista Roberto Alessi

Roberto Alessi, direttore esecutivo di Visto, ha risposto alle nostre domande sulla vicenda della barzellette gay in edicola con la rivista che dirige

Roberto Alessi

Il libretto Le migliori barzellette gay arrivato in edicola insieme a quattromila copie di Visto ha sollevato indignazione da molte parti. Roberto Alessi, direttore esecutivo della rivista, ha immediatamente chiesto scusa sulla sua pagina Facebook, dichiarandosi estraneo ai fatti, e poi, sul numero in edicola, ha pubblicato un editoriale in cui ribadisce questa sua posizione.

Noi di Queerblog lo abbiamo contattato e gli abbiamo chiesto di spiegarci un po' meglio come sono andate le cose e dirci il suo punto di vista. Nel ringraziare Roberto Alessi per la disponibilità a fare quattro chiacchiere con noi, vi invitiamo a leggere l'intervista di seguito.

La questione delle barzellette gay ha infervorato la rete. Qual è il Suo punto di vista come direttore della rivista?
Io ho espresso le mie scuse, scuse che avrei espresso sia alle ottomila persone che hanno firmato la petizione, mi hanno gridato e scritto vergogna, ma avrei risposto anche alla singola persona che si fosse sentita offesa per una frase scritta sul giornale Visto e che potesse essere in qualche modo lesiva della sensibilità anche del singolo lettore. Ho chiesto scusa. Non sapevo nulla di questa iniziativa editoriale, che interessava solo quattromila delle trecentocinquantamila copie tirate quella settimana. C’erano varie raccolte di barzellette: alcune riguardavano le suocere, le mogli, i mariti, Francesco Totti. E di queste, quattromila erano quelle sui gay. Io non ero stato avvisato, anche perché io sono il direttore esecutivo e mi occupo di quello che viene pubblicato sulle pagine di Visto, non dei gadget che vengono abbinati alla rivista. Ho saputo di questa cosa dai lettori: io avevo comprato una copia in edicola – mi trovavo a Fucecchio, in provincia di Firenze – e lì c’erano allegate le barzellette su Totti; tant’è che ho chiamato l’editore e gli ho detto che ho trovato carino il libro su Totti, che, tra l’altro, andava per beneficenza. E l’editore mi ha detto che si trattava di un’iniziativa del settore gadget, di cui non sapeva nulla nemmeno lui. Dopodiché la sera ho scoperto questa cosa dei gay: mi sono arrivate molte email –un cinquecento – che ho girato all’editore.

Barzellette gay - Visto

Quindi appena ha saputo della cosa, ha chiesto scusa via Facebook…
Ho chiesto scusa e lo richiedo, anche se la cosa era completamente estranea sia alla mia persona, che a tutta la redazione, sempre molto rispettosa dei diritti, di qualsiasi maggioranza o minoranza: dei diritti in generale. Oltretutto mi fa specie perché molte delle email che ho ricevuto, iniziavano con affermazioni tipo: “Siamo cinque ragazzi diversi”. Ancora si dice diversi? È stato scritto che la comunità gay è stata offesa: non condivido l’espressione “comunità gay”, io considero la nostra comunità in generale, di cui fanno parte anche diversi ragazze e diversi ragazzi che possono essere lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Mi hanno dato del fascista, del berlusconiano e via dicendo. Eppure io sono stato messo nelle condizioni di essere mandato via dalla Mondadori quando c’era Berlusconi; sono stato sospeso dalle televisioni di Berlusconi: ogni volta c’era qualcuno o qualcuna che poteva essere infastidito dalle mie osservazioni in quanto opinionista, tant’è vero che ho ricevuto la solidarietà di Vladimir Luxuria, di Cristiano Malgioglio e di tantissime altre persone chiamiamole “gay friendly” - ma mi auguro che questo sia un termine superato dal momento che non capisco perché qualcuno si debba dichiarare “amichevole nei confronti dei gay”, considerato che dovremmo essere amichevoli verso qualsiasi persona si ponga dinanzi a noi, se non è mossa da sentimenti minacciosi. Sono oltretutto ancora più stupito perché chi mi ha insultato non solo non conosce il mio lavoro – sono un nessuno! – ma nemmeno la rivista. Visto quasi tutte le settimane copre le notizie legate alla cronaca che riguardano anche il mondo LGBT. Tant’è vero che la stessa settimana delle barzellette c’era un servizio sul vice sindaco di Viareggio, Gianmarco Romanini che ha intrapreso il percorso di transizione di genere. Siamo sempre stati attenti a questa realtà: non parlo di apertura, perché non si tratta di esseri aperti, ma di essere delle persone che vivono in una società in cui siamo tutti uguali e tutti diversi allo stesso tempo.

Ma a Suo parere, cosa ha dettato questa reazione così forte da parte del mondo gay sia nei Suoi confronti come persona sia nei confronti di Visto? Potrebbe esserci, sul fondo, una esasperazione dovuta alla situazione politica che non ci considera?
Nel caso specifico, Le dico che a me le barzellette non piacciono, le trovo noiose. Sa, la prima intervista che ho fatto quando ho iniziato a lavorare, più di quarant’anni fa, è stata a Gino Bramieri, che era un maestro nel raccontare barzellette e che quando scriveva un libro di barzellette ne vendeva milioni di copie. A me non hanno mai divertito: quelle di Gino Bramieri mi ricordano di quando ero molto più giovane, ma lì inizia e lì finisce.
Per quanto riguarda la mia persona, sono abituato perché è ovvio che c’è quello che ti applaude e quello che ti tira il pomodoro. Ciò che mi spiace è che quasi tutte le email che ho ricevuto si concludessero augurandomi ogni male possibile e anche la morte: queste son cose che trovo un po’ isteriche, che non fanno parte di un dibattito, tantomeno di un dibattito politico o sociale. Ci vorrebbe sempre un minimo di rispetto, per chiunque.
Per la questione dell’esasperazione, noto che c’è spesso un aggancio con la questione “gay-vittime”, “gay-perseguitati”: credo, e spero di non sbagliarmi, che quando leggiamo sui giornali che un ragazzo gay viene perseguitato, lo leggiamo non perché è la punta di un iceberg, ma perché è proprio un’eccezione talmente forte che fa notizia. Quando noi leggiamo di un marito che è violento nei confronti della moglie, quella, fortunatamente, non è la condizione generale di tutti i mariti italiani, ma di una minoranza. E lo stesso vale per i casi di alcuni ragazzi gay che, soprattutto in fase adolescenziale, arrivano a gesti estremi ed è terribile.

Che ne pensa delle reazioni che ci sono state anche dopo le Sue scuse pubbliche su Facebook?
Io ho sempre lavorato con persone gay, lavoro con persone che forse sono gay, ma non mi interessa niente del loro orientamento sessuale. Non dovremmo nemmeno dire “gay” o “non gay”.
Ho lavorato per anni in giornali che si occupano di moda e bellezza e lì il potere vero ce l’hanno in mano molti gay famosi. Pensiamo all’azienda di moda più importante d’Italia, che fattura due miliardi di euro, è stata creata, inventata ed è gestita tutt’oggi da un signore che ha compiuto ottant’anni e che si chiama Giorgio Armani, che aveva un compagno che si chiamava Sergio Galeotti e che purtroppo poi si è ammalato e sul quale ho scritto fiumi di inchiostro, perché erano famosi, perché la loro era una storia bellissima, perché Armani ha voluto rendere pubblico questo suo dolore, uno dei primi, senza ostentare e senza entrare in dettagli. Per questo mi stupisce che scrivano queste cose contro di me: spiace, non me lo merito e, al di là della mia persona, non se lo merita il giornale. Tant’è vero che se Lei oggi va a comprare Visto trova l’ennesima, e sottolineo ennesima, intervista a Vladimir Luxuria che si è rifiutata di far parte della giuria di Miss Italia perché esclude le donne che non sono nate tali. E proprio su questo tema abbiamo dato un grande servizio su Visto, con riferimento in copertina e non ho visto tanti altri giornali dare risalto a questa notizia. Non voglio dire che sia un merito, ma è una specifica del nostro giornale. Per quanto mi riguarda, io scrivo di quello che avviene.

Roberto Alessi, direttore esecutivo di Visto

Quindi, in conclusione, possiamo dire che quello delle barzellette sui gay è stato un episodio isolato che non si ripeterà?
Ma non è stato nemmeno un episodio: è una cosa che non riguarda le mie responsabilità, è un errore fatto dalla distribuzione, come dicevo, non ne sapeva nulla neanche l’editore. Mi spiace che un ottimo giornale come Visto, che ha degli ottimi giornalisti e un editore di qualità sia stato associato con un libro che è di pessimo gusto. Qui comincia e qui chiude. Un’ultima cosa…

Prego.
Non ci sono categorie intoccabili e mi auguro che se prossimamente uscirà da qualche parte un comico che magari racconterà una barzelletta sui carabinieri o su un portatore di handicap o su una maggioranza o una minoranza e mancherà di rispetto alla dignità di quella categoria, ci sia la stessa indignazione trasversale.

La ringrazio per la disponibilità e per i chiarimenti.
Grazie a Lei e mi permetto di rimandarLa all’editoriale che ho scritto su Visto questa settimana con un’ultima osservazione sul quando non si vuole, per partito preso, accettare, raccogliere o prendere in considerazione le scuse di una persona. Si arriva sul Golgota, c’è una persona che viene crocifissa per un errore che non è suo e gli si sputa addosso comunque, senza voler sentire e senza voler accogliere appelli o meno. Io ho le spalle grosse e non è quello il problema, ma è quello che è successo a me. Mi spiace. Chiedo nuovamente scusa. Se si vogliono accettare le mie scuse, bene. E non è vero, come è stato scritto, che mi hanno costretto a chiedere scusa: non mi costringe nessuno a fare quello che faccio. Se io decido di chiedere scusa, lo decido in tutta libertà. La ringrazio ancora.

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