Uccisa una trans, i giornali italiani parlano di "viado"


A Milano viene trovata morta una trans: è stata uccisa? oppure si è trattato di un terribile suicidio con una coltellata auto-inflitta? I fatti non sono chiari, ma una cosa emerge con chiarezza dai resoconti offerti dai quotidiani italiani: la dignità dei morti vale, in genere, per i politici passati a miglior vita, per i ladri, per gli assassini, ma non per le persone transessuali.

Non si spiegherebbe altrimenti per quale motivo quotidiani di antico e indubbio prestigio, come il Corriere della Sera o il Messaggero, o di storia più recente, ma di autodichiarata fede progressista, come Repubblica, abbiamo potuto infierire con tale superificialità, crudeltà, indifferenza, ferocia sulla vita e sul corpo, ormai morto, di una trans così come si può leggere nelle cronache pubblicate online - e sulle versioni cartacee.

Si legge di "un viado", oppure di "un uomo che si faceva chiamare Patrizia"; si scrive, senza neanche un secondo di dubbio, di "un trans", perché quello che conta è il sesso biologico, quello esterno garantito dalla presenza dei genitali. Non importa che quella persona - ormai morta - vivesse la propria identità sessuale come quella di una donna e che, per correttezza, sarebbe giusto (sarebbe umano) considerarla come appartenente al genere femminile. L'Ansa arriva a parlare del "cadavere di un uomo, apparentemente un transessuale"...
È una questione di leggerezza, di ignoranza, di superficialità, che consente di uccidere una seconda volta una persona già morta.

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