Josephine Baker, la "diva magnifica" che fece la Résistance

Sono passati pochi giorni dalla Giornata della Memoria e, anche se a qualcuno sembrerà strano, questo periodo è perfetto per ricordare una delle più grandi dive della storia dello spettacolo, rifiutata negli Stati Uniti e amata in Francia, che la adottò e le tributò sempre il più grande successo fino a pochi giorni prima della sua morte.

Sto parlando di Josephine Baker, una donna straordinaria, non so se più grande come artista o come persona. Nata povera, senza padre, ridotta a vivere in strada e raccogliere il cibo dalla spazzatura, poi diventata ballerina, cantante, attrice. Fuggita dagli Stati Uniti della segregazione razziale e accolta con tutti gli onori in Francia, dove acquisì la cittadinanza dopo avere sposato un francese.

Ma non basta: durante la Seconda Guerra Mondiale accettò di fare la spia per la Francia, in odio agli ideali abietti del nazismo, non tanto perché lei era afroamericana quanto perché il marito era ebreo. Non solo approfittò del successo e della fama per raccogliere informazioni alle feste e in ogni occasione utile, soprattutto all'ambasciata italiana; durante l'occupazione nazista, nel suo castello nel Sud della Francia ospitò decine di esuli belgi e mantenne i contatti con la Résistance che De Gaulle guidava da Londra.

Josephine ballò e si esibì per le truppe francesi che combattevano i nazifascisti, andò in Marocco per sostenere anche lì la Resistenza, convinse il re Farouk, sovrano d'Egitto, ad apparire sul palco con lei, il che lasciò intendere da che parte stava nel conflitto; aiutò decine di persone in pericolo a fuggire dalla Francia occupata.

Fu la prima americana a ricevere la Croix de guerre, una delle massime onorificenze militari della République, oltre alla Rosette de la Résistance e al titolo di Chevalier de la Légion d'honneur, attribuitole dallo stesso Charles De Gaulle. Ma non si accontento di combattere il nazismo: dopo la guerra si impegnò contro il segregazionismo e per il diritti civili negli Stati Uniti; partecipò alla marcia su Washington con Martin Luther King e fu l'unica donna a parlare sul palco, con indosso la sua uniforme della Francia Libera decorata con la Legion d'onore.

Dopo l'assassinio di Martin Luther King, la moglie Coretta offrì proprio a lei di raccogliere il testimone del pastore americano e guidare la lotta per l'uguaglianza; ma Josephine, dopo averci pensato per qualche giorno, declinò l'offerta perché i suoi figli erano "troppo piccoli" per perdere la madre. Nel corso degli anni aveva adottato più di dieci bambini.

Sotto il profilo artistico fu una vedette straordinaria, comincio con il vaudeville, entrò nelle Folies Bergères, poi prese lezioni di canto e diventò una straordinaria interprete, recitò anche per il cinema e fu una delle protagoniste degli anni dell'Art Déco a Parigi: ispirò artisti come Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald, Pablo Picasso e Christian Dior. Fu tra le prime star a esibirsi quasi nude sul palco: chi non ha in mente il costume fatto di banae finte o il vestito di giri di perle?

Dopo tante delusioni nella patria d'origine, pochi anni prima della morte, nel 1973, fu accolta con un'ovazione a New York alla Carnegie Hall: il pubblico si era evoluto e la lotta per i diritti civili aveva fatto breccia. Il suo ultimo, grande trionfo fu a Parigi, al Bobino, nel 1975: alla prima di Joséphine à Bobino 1975 - finanziata dal principe Ranieri di Monaco, dalla Principessa Grace e da Jacqueline Kennedy Onassis - presenziarono star del calibro di Sophia Loren, Mick Jagger, Shirley Bassey e Liza Minnelli.

Le critiche furono entusiastiche e pochi giorni dopo Josephine fu colpita da un'emorragia mentre dormiva e morì dopo qualche giorno di coma. Aveva 68 anni e aveva dimostrato di essere una grande artista e una donna straordinaria. Decine di migliaia di persone seguirono il suo funerale a Parigi e le autorità le riservarono gli onori militari: fu la prima donna americana a ricevere questo onore e il pubblico la applaudì per l'ultima volta.

Ah, era anche bisessuale ed ebbe relazioni con donne, fra cui - pare - anche Frida Kahlo e Colette.

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