USA: rischio deportazione per 28enne gay nigeriano

becley aigbuza

Becley Aigbuza ha 28 anni, vive negli Stati Uniti da quando ne aveva 9, ma è nato in Nigeria. Durante una visita al suo paese d'origine, nel 2008, una zia paterna scoprì che il giovane aveva avviato una relazione con un ragazzo del posto e lo denunciò alla polizia: portato in caserma, venne prima dato in pasto agli altri detenuti perché lo picchiassero, poi fu sodomizzato per tre ore dai tre agenti con una bottiglia di birra.

In ospedale gli furono riscontrate ferite ed ecchimosi in tutto il corpo, una mano rotta e un testicolo mutilato; solo fortunosamente, grazie all'aiuto di un'infermiera e di un sacerdote, riuscì a scappare e imbarcarsi su un volo per gli Stati Uniti, dove viveva con il padre a San Diego. Il problema è che adesso Becley rischia la deportazione.

Cacciato di casa anche dal padre e abbandonato dalla famiglia, il giovane ha attraversato periodi molto difficili che lo hanno portato a commettere un reato: chiedere una carta di credito con un nome falso. Quando, l'anno scorso, ha chiesto la cittadinanza americana, la vecchia denuncia è venuta fuori e per lui è stato avviato l'iter per il rimpatrio.

Nel suo caso, però, tornare in Nigeria significa di certo essere torturato, pestato e ucciso anche dai parenti che vogliono lavare con il suo sangue l'onta di avere un gay in famiglia. Per questo l'associazione EveryOne, che ha sollevato il velo su questo caso, si sta battendo per far ottenere a Becley lo status di rifugiato e scongiurare la deportazione. Per lui è davvero questione di vita o di morte.

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