Giornata dell'amicizia 2014: i vantaggi dell'avere un amico gay

Quando "Ho tanti amici gay" non è solo una frase ma è realtà. E nell'ambiente Lgbt è semplice costruire rapporti e reti di amicizie?

Partiamo subito da un concetto base. Parliamo di vera amicizia, non di quelle frasi che spesso sentiamo dire -soprattutto nel nostro 'amato' Paese- in cui qualcuno nega di essere gay (oppure omofobo) e rilancia con la frase "Io ho tanto amici gay". Poi se ci aggiungete il passaggio "Sono delle persone davvero sensibili", allora abbiamo proprio chiuso il cerchio.

Oggi le cose sembrano diverse, da un lato migliori, proprio per quanto riguarda avere amicizie gay. Anni fa si rischiava addirittura di essere motivo di illazioni o imbarazzo se un etero aveva amici omosessuali. Oggi la situazione appare, fortunatamente, diversa. Certo, il rischio di essere una "moda" o uno status -una versione umana del chihuahua nella borsetta- è alto, ma c'è una maggiore apertura.

Avere un amico gay è anche il modo di poter vedere le cose, spesso, in un'altra angolazione. L'universo femminile è sempre più vicino al mondo Lgbt e anche per loro, la possibilità di raccontare e raccontarsi con un ragazzo, senza secondi fini o tentativi goffi di seduzione, è qualcosa di rassicurante, di intimo. Certo, a volte scatta la frase "Ah, se tu fossi etero!". Ma la fortuna è proprio quella. Non esserlo. Per non rischiare di rovinare tutto in un eventuale rapporto d'amore. E per un etero, è spesso un'occasione per confrontarsi, per avere un'altra visione maschile di una situazione e -perché no- uscire con ragazze senza alcuna competizione.

Se abbiamo analizzato la situazione in ambito etero (perdonate la suddivisione), nell'ambiente Lgbt le cose sono più semplici? Non è facile creare rapporti sinceri di amicizia. Ricordo che, parlando con un ragazzo, qualche settimana fa, mi disse una frase che mi aveva colpito particolarmente:

"E' semplice nel nostro mondo trovare un amico da chiamare con cui uscire a mangiare una pizza, basta sfogliare la rubrica"

Gay Pride Festival In Madrid

Un amico? A quel punto ha ritrattato "No, beh, una conoscenza, qualcuno con cui passare una serata fuori". Una sorta di tappabuchi, un passatempo. Del resto, lui stesso aveva ammesso di dover puntare maggiormente nei rapporti d'amicizia: "Mi sono reso conto che quando un amico è triste o ha un problema, io ci sono solo per distrarlo, uscire a bere qualche drink e cercare di non farlo pensare. Non lo ascolto però ci esco.". Abitando a Milano ti accorgi proprio di quello, ma probabilmente è qualcosa che accade ovunque, soprattutto nelle grandi città, quelle più dispersive. Tante conoscenza, tanti sorrisi, abbracci, promesse di vedersi 'una delle prossime sere'. Ma poi raramente accade.

Ho pochi veri amici gay e diffido anche di chi millanta di averne tantissimi. Possono essere conoscenze superficiali ma i rapporti sinceri, nei quali uno è il sostegno dell'altro e fa il tifo per chi ha di fronte, sono giustamente pochi. E così dovrebbero essere. E' proprio quello il bello di sapere che l'altra persona c'è. Per te, ma non per tutti.

Per ridere, per scherzare. A cui raccontare i propri dubbi, le proprie numerose insicurezze. E a cui brindare, alleati in un microcosmo sempre più macro, con un long island tra le mani.

"Si brinda guardandosi negli occhi!".

E' simbolo di amicizia e sincerità.

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