Giornata dell’amicizia 2014: il ruolo delle frociare

In occasione della Giornata internazionale dell’amicizia, facciamo alcune considerazioni semiserie sul ruolo delle frociarole.

Oggi è la Giornata internazionale dell’amicizia, fortemente voluta dall’ONU per promuovere la conoscenza tra le varie culture e far crescere la pace. E di quanta pace ci sia bisogno oggi non sono certo io a doverlo sottolineare.

Su Queerblog vogliamo affrontare il tema dell’amicizia con uno sguardo particolare, tra il serio e il faceto, a un tipo di amiche speciali: le frociare o frociarole o, se preferite l’inglese, fag hag (termine che secondo alcuni è un insulto, mentre altre persone lo rivendicano con fermezza).

Le frociarole hanno assunto un ruolo importante anche in alcune serie tv, come, per esempio Grace e Karen (definita la fag hag che mancava) in Will&Grace ma anche Debbie in Queer as Folk (USA). Non possiamo, poi, dimenticate Fag Hag di Lily Allen. Per quel che riguarda l’ambiente editoriale italiano, ricordiamo la grafic novel Fag Hag di Giulio Macaione e Massimiliano De Giovanni.

Giornata dell’amicizia 2014: il ruolo delle frociare

Dicesi frociara colei che, irresistibilmente attratta dal mondo gay e da tutto ciò che vi ruota intorno, passa la maggior parte del suo tempo immersa nella vita gaia, condividendo con i suoi amici gay dolori e delizie giornaliere. L’amica del cuore che trascorre ore serene a confidarsi con il compagno prediletto e a raccogliere le sue confidenze, sentendosi capita (“Ah, i gay hanno proprio un altro livello di sensibilità, non ci piove!”), sentendosi al sicuro (“Non ci potranno mai essere implicazioni di altro genere tra di noi”), arrivando addirittura ad accompagnare il caro amico di merende nei suoi pellegrinaggi sessuali nei luoghi di cruising.

Un mio amico una volta mi raccontò di ragazze che stavano buone buone ad attendere che l’amato amico compisse il proprio “dovere” per fratte, ingannando il tempo sedute sulle panchine buie dei parchi, e infine raccogliendo le confessioni e le confidenze post-coitum dell’intrepido avventuriero del sesso fugace.

Ci si potrebbe chiedere cosa spinga realmente queste fanciulle tra le braccia (ideali) dei maschietti che amano gli altri maschietti. Senza scomodare Freud e tutti i suoi epigoni, nel nome di una psicologia spicciola, che potrebbe portare a vedere turbe affettivo/sentimentali di vario genere, bisogna comunque ammettere che la faccenda ha i suoi lati interessanti.

Cosa si cela veramente dietro alla scelta (consapevole o inconsapevole) di prediligere amicizie omosex? Esiste forse una sottile invidia delle donne nei confronti della vita sessualmente attiva dei gay, ai quali si concede l’attenuante dell’originalità, e si tende a considerare quasi un obbligo il loro coltivare rapporti promiscui? Una donna etero, ancora al giorno d’oggi, se conduce – ma soprattutto se dichiara di condurre – una vita sessuale promiscua e variegata, viene spesso etichettata come una poco di buono, mentre a un gay sono concesse le attenuanti generiche. Si dice spesso che le frociare siano sostanzialmente delle disperate, con una vita sessuale e sentimentale in frantumi, che si rifugiano dietro le amicizie omosessuali, vivendo “per osmosi” una vita che gli sfugge e che sognano da sempre di avere.

Sono forse dei gay intrappolati in un corpo di donna, altra spiegazione che spesso si sente dare del “fenomeno” e che ebbe a far sua anche Lady Gaga?

O invece si tratta piuttosto del manifestarsi di una mentalità aperta, che non riesce a inquadrarsi negli schemi rigidamente imposti da una società eterosessuale e bisognosa di dare delle etichette a tutto? C’è chi parla addirittura di moda: avere l’amico gay fa trendy, rende mondane, dà quel giusto tocco di disinibizione e di cosmopolitismo; dopo il politically correct è forse giunta l’ora del friendly correct?

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