Gay & the city: quando il primo appuntamento diventa pellegrinaggio nel palazzo

I primi appuntamenti possono avere risvolti inaspettati. Ma ben oltre il piacersi o la delusione dell'incontro...

Quando sei single e decidi di rimetterti finalmente in gioco iniziano a nascere le incognite che accompagnano quel fatidico momento in cui scatta la frase:

"Che ne dici? Una di queste sere potremmo prenderci un aperitivo insieme. Magari domani?"

Bene. Quando avviene questo passaggio, solitamente il destino inizia a sfregarsi le mani e trasformare quelle 24 ore di distanza temporale in una serie di Giochi senza Frontiere 2.0 dove si intervallano piogge fuori stagione, impegni improvvisi di lavoro e lievi malesseri (dal mal di testa al brufolo che decide di prendere vita a tempi di record). E se racconti a qualcuno dei tuoi amici dell'incontro imminente, essendo ormai abituati al tuo quotidiano disinteresse del momento verso una nuova conoscenza, reagiscono in maniera sobria. Tipo sbarrando gli occhi e fermandosi da quello che stanno facendo, accorrere se si trovano dalla parte opposta della stanza per accertarsi di aver capito bene e fissarti con quell'aria commossa che solitamente troviamo nella madre quando accompagna il proprio figlio alla prima gita delle elementari. Se, insomma, tu hai già l'ansia pronta ad accompagnarti in ogni minuto della tua giornata, in quei casi si arriva a livelli di aspettative altissime. "E com'è? Dove l'hai incontrato? Quanti anni ha? Che lavoro fa? Come si chiama? Hai una foto? Di dov'è? Dove abita?". Roba da rendere discreta l'Agenzia delle Entrate. Infine, sei ti stai convincendo che alla fine si tratta solo di "Un-aperitivo-tra-due-persone-che-si-trovano-simpatiche", a riportarti nell'amara realtà, l'invito corale: "Mi raccomando, Tromba!".

Perfetto.

Poi arriva il giorno di sto benedetto aperitivo. Scegli cosa metterti, cerchi di tirarti a lucido, saluti il brufolo ed esci di casa. E c'è l'incontro. Diciamolo: è uno dei momenti più imbarazzanti della vita, in campo sentimentale. Perché vuoi cercare di essere brillante (e inizi a mitragliare parole contro chi hai davanti), tenti di guardarlo senza sembrare un poliziotto alla dogana di Amsterdam e proponi una serie di opzioni sui luoghi dove andare che partono da "Un bar qua vicino" fino all'accomodante "Oppure dimmi anche tu se hai qualche idea".

Con Andrea era iniziata così. Ci siamo poi diretti a bere un bicchiere di vino. Poi sono diventati due. Siamo usciti per fare una passeggiata e appena fuori, ovviamente siamo diventati vittima di stalking pesante da parte di un venditore di rose. A Milano, in Porta Venezia, ormai funziona quasi "al contrario": i ragazzi in coppia vengono invitati a comprare i fiori, gli etero -ragazzo e ragazza- quasi ignorati. Niente rosa, però. Camminiamo, parliamo e arriviamo sotto casa mia. Andrea sale mentre nella mia mente continuo a sentire l'eco dei vari "Tromba!" del giorno prima. Ma non voglio trombare con Andrea. Davvero. Non mi interessa la prima sera. Quindi saliamo da me, parliamo un attimo e (rullo di tamburi) scatta il bacio. Sul terrazzo lui si guarda intorno, fumando, una sigaretta, prima di farsi accompagnare a prendere la metro. E lì accade IL DRAMMA. Inizia con un "Sai che questo palazzo... mi sembra uno in cui sono già stato. Forse sarà perché si somigliano tutti" ammette, buttando fuori l'ultima nube di fumo e spegnendo la sigaretta. Intanto, io, ho una bruttissima sensazione. Cerco di cambiare argomento mentre entro in casa per prendere le chiavi e accompagnarlo quando... nel silenzio... sento...

"Sai che invece... mi sa che è proprio questo!?"

MELROSE PLACE

Mi volto verso la porta aperta e di Andrea non c'è più traccia. Evaporato. Esco e lo sento mentre mi ripete la frase, scendendo le scale del palazzo. Io chiudo la porta, impacciato. Lo seguo. Si guarda intorno con l'aria di Paola Barale mentre cammina in qualche sotterraneo segreto a "Mistero". Non ci sono affreschi sulle mura delle scale ma dalla sua espressione sembrerebbe il contrario. Poi, con l'entusiasmo dei Goonies mentre trovano il tesoro di Willy l'Orbo, allunga l'indice in modalità E.T. indicando una porta del mio palazzo a ringhiera dicendo:

"Sì. Sì. Sono sicuro. E' qui!"

Si volta e sorridendo mi dice:

"Il palazzo non è che ci somiglia, è proprio questo! Qui ci sono già stato! Sono venuto a conoscere un tipo che voleva fare una cosa a tre a mia insaputa!"

E che felicità! Ora, di grazia, che cosa si deve rispondere in questi casi? E' possibile dare vita ad un libro delle risposte in miniatura da portarti dietro e aprire a caso quando non sai cosa replicare. Sarebbe così semplice! Magari avrei trovato "Riprova!" oppure "Non era il momento giusto!". Invece ho risposto con "Ah". E una volta scoperto che il suo ex flirt abitava in quell'interno, alle 23.45 di un giorno settimanale, ha pensato bene di correre a suonargli perché... "La luce è accesa!". Io, non conoscendo il soggetto, ho cercato di dire che forse non era il caso di un'improvvisata (soprattutto in due, saremmo sembrati Testimoni di Geova alle prese con straordinari...). Ma niente. Nemmeno a badilate lo potevi fermare. E ha suonato mentre io mi allontanavo di qualche passo, sparendo dalla vista della porta. Risultato: "Ehi ciao!". Porta si apre, porta si richiude.

Loro dentro. Io fuori. Ripeto: loro dentro. Io fuori. Nel mio palazzo. Con le chiavi di casa mia in mano e un gatto che mi fissava, smettendo persino di leccarsi per gustarsi la scena. "Si stanno solo salutando" ripeteva la mia mente razionale. "Stanno trombando e tu sei fuori" ribatteva l'altra parte. Nel cortile, la stavo comunque prendendo bene più passava il tempo.

melrose-place-bomb-o

Dopo cinque minuti abbondanti, la porta si è riaperta e Andrea è tornato tutto felice e trionfante come chi è andato a funghi e ha una cassetta piena di porcini giganti.

"Non ci crederai, alla fine ho fatto doppiamente bene a passare a salutarlo! Mi ha dato delle fatture per un lavoro che mi doveva spedire! Così abbiamo risparmiato tempo entrambi"

"Uhm..." è stata la mia risposta mentre pensavo che forse era comunque un dettaglio divertente. E da vecchi gay, ormai sposati, davanti a un caminetto, avremmo riso di questo primo appuntamento! E avremmo brindato -rimettendoci le dentiere- e dicendo "E chi lo avrebbe mai detto!"... Perché sarà così, vero gatto spione?

grumpy-cat-no-2

No, infatti.

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