La ministra Giannini interviene sulla storia della prof licenziata perché lesbica

Ci troviamo dinanzi a un ennesimo caso di omofobia da parte della chiesa cattolica che gode di immensi privilegi in Italia, tanto da stabilire anche chi può e chi non può insegnare?

Stefania Giannini

Una scuola privata cattolica di Trento è al centro di una bufera perché avrebbe licenziato una professoressa, che vi insegnava da molti anni, perché lesbica. I fatti sarebbero andati in questo modo. Intervistata da L’Adige la docente ha dato la sua versione dei fatti:

E quando le è stato comunicato che il contratto non sarebbe stato rinnovato?
«Dopo la conclusione della scuola. Ma in realtà non si tratta di un mancato rinnovo perché semplicemente era scaduto quello in essere. Quindi non c’era nemmeno la necessità di una comunicazione da parte della scuola, visto che la rescissione sarebbe stata implicita. Invece sono stata chiamata per un colloquio».

Il colloquio è avvenuto con la madre superiora e questo il contenuto:

«Mi ha detto chiaramente che c’erano delle voci sul mio comportamento sessuale e che era necessaria una mia smentita per ottenere un rinnovo».

Una smentita pubblica o una smentita alla madre superiora in quel momento.
«Credo che mi fosse semplicemente richiesta una smentita in quel momento, ma io ho risposto che non era il caso e che non avrei detto assolutamente nulla sul mio orientamento sessuale. Perché ovviamente il problema non è se io sono o non sono lesbica ma il fatto che mi venga chiesto e che da questo fatto privato dipenda il rinnovo di un contratto di lavoro».

Dal canto suo la madre superiora della scuola ha detto al giornale Il Trentino:

Le ho detto che ho sentito queste voci e che speravo fossero solo voci, perché devo tutelare l’ambiente scolastico. Dovendo scegliere un insegnante per una scuola cattolica, devo fare anche valutazioni dal punto di vista etico morale. Qui ci sono mille studenti. Il problema sussiste, la scuola cattolica ha una sua caratteristica e un insieme di aspetti educativi e orientativi: a noi sembra di doverla difendere a tutti i costi.

Arcilesbica nazionale, Agedo nazionale, Equality Italia e Famiglie arcobaleno hanno dato rilievo alla denuncia della docente, che intanto si è rivolta alla Cgil per tutelare i suoi diritti. Le associazioni LGBT hanno richiesto l’intervento della ministra Stefania Giannini che ha fatto sapere che il ministero “valuterà il caso di Trento con la massima rapidità” e qualora dovesse emergere che si tratta di un episodio “legato a una discriminazione di tipo sessuale agiremo con la dovuta severità”.

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