Dick Swaab, neurologo olandese di fama internazionale, pubblicò negli anni Novanta un articolo su Nature in cui affermava che nell’ipotalamo di persone eterosessuali, omosessuali e transessuali si potevano rintracciare alcune differenze. La stampa mondiale si occupò della questione. Ora Swaab ha raccolto i suoi studi sul cervello (tutti i suoi studi, non solo quelli sull’orientamento sessuale) e li ha pubblicati, in forma accessibile al grande pubblico, in un libro che è divenuto un besteller in Olanda. In Italia il libro è stato pubblicato dalle edizioni Elliot con il titolo Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo (pagine 480, euro 22).
All’interno del libro, come dicevamo, si parla anche di omosessualità e transessualità (al quarto capitolo: La differenziazione sessuale del cervello nell’utero). L’autore fa un breve excursus storico su come è stata vista l’omosessualità e su come si è cercato di curarla. Nel paragrafo L’omosessualità non è una scelta, Swaab scrive:
Un argomento decisivo che smentisce l’idea che l’omosessualità rappreseti la scelta di uno “stile di vita” o sia indotta dall’ambiente è rappresentata dalla dimostrata impossibilità di spongere le persona a liberarsene.
Swaab fa un elenco di alcuni metodi usati per curare l’omosessualità:
Si è tentato in qualsiasi modo, per assurdo che fosse, dai trattamenti ormonali come la somministrazione di testosterone o estrogeni, alla castrazione, interventi che influiscono sulla libido, ma non sull’orientamento sessuale. Si è provato con l’elettroshock e l’induzione di attacchi epilettici. Tanto meno ha funzionato l’incarcerazione, di cui è un triste esempio la vicenda di Oscar Wilde. Si è praticato perfino il trapianto dei testicoli, con un “caso di successo” in cui un omosessuale dopo l’operazione avrebbe dato un pizzicotto sul sedere a un’infermiera.
E prosegue:
Naturalmente si è tentato anche con la psicoanalisi e si è fatto ricorso alla somministrazione di un emetico, l’apomorfina, accompagnata dall’esibizione di immagini raffiguranti scene erotiche omosessuali in modo da scoraggiare tali tendenze negli uomini. Sono state effettuate anche operazioni al cervello su omosessuali maschi incarcerati che avrebbero beneficiato di uno sconto di pena qualora l’operazione avesse avuto successo. Ovviamente, tutti ne hanno confermato l’effetto positivo.
Questi – e altri dati – fanno dire a Swaab che l’omosessualità non è una scelta. C’è chi nasce omosessuale. C’è chi nasce etero. È un dato di fatto. E conclude con una frasina che dovrebbero leggere da papa Ratzinger in giù, passando per Binetti e Giovanardi vari:
Se anche le chiese […] lo accettassero apertamente, la vita di molti dei loro giovani membri e pastori sarebbe decisamente più felice.
Marco Grimaldi
17 gen 2012 - 11:13 - #1Sì, d’accordo… ma se anche fosse una scelta, che male ci sarebbe? E’ questo il punto. L’omosessualità dovrebbe essere considerata normale e naturale in ogni caso. Insistere sulla “fisiologicità” dell’omosessualità dà soltanto ragione a chi sostiene che è una patologia tipo sindrome di Down. La sessualità ha miliardi di sfaccettature, e così l’omosessualità, cercare di catalogarla serve solo a ridurne la complessità a favore delle menti retrograde e ristrette, che non vedono oltre il loro naso.
j-x
17 gen 2012 - 13:10 - #2Avere un’altra conferma è molto importante per affermare la giustezza e l’eticità delle azioni omosessuali. Che male ci sarebbe nella scelta? beh il male sta nel fatto che potrebbe essere una perversione, che non sarebbe un reato ma a chi tiene ad un etica personale (che non significa bigottismo) potrebbe creare qualche problema interiore. Io posso scegliere anche di fare sex con gli animali per “scelta”; ma non è la stessa cosa dell’amore che provo per il mio compagno.
refolo
17 gen 2012 - 13:15 - #3No scusa Marco ma non sono d’accordo: dire che l’omosessualità è fisiologica non vuol dire che è patologica. Affermare che esistono persone bionde e altre more non vuol dire che i biondi sono sani e i mori malati o viceversa.
Come uno non sceglie di essere mancino, uno non sceglie di essere omosessuale. Casomai il contrario: per non sentirsi dare del malato molti conducono uno stile di vita eterosessuale pur non essendolo, mortificandosi con stili di vita non coerenti con il proprio orientamento, fingendo e mentendo alla società ma soprattutto a se stessi, si va dall’eteroconfuso, alla criptochecca all’omofobo invasato.
Una volta si diceva che la sinistra era la mano del diavolo e per questo motivo generazioni di bambini mancini sono state cresciute mortificando la loro naturale tendenza. Hanno imparato a forza a scrivere e usare la destra ma il loro cervello è sempre rimasto “invertito”, ha solo imparato ad adattarsi. A mia nonna a scuola legavano la sinistra dietro la schiena per evitere che scrivesse con la sinistra. Lo ricordava sempre come un incubo e una vergogna. Si era convinta di essere lei la sbagliata, di avere un handicap da nascondere, soprattutto quando ricamava e le partiva inconsciamente la mano sinistra, la “mano matta”.
Dire che l’omosessualità è una condizione fisiologica equivale a dire che è una condizione naturale e non significa catalogarla in maniera univoca; fare mille distinguo per paura di sminuirne le complessità apre il varco a tutte quelle stolide obiezioni di chi ritiene opinabile e innaturale l’omosessualità.
Zex
17 gen 2012 - 16:34 - #4 (nascondi)Mi rifiuto di credere che siano queste le prove portate per avvalorare la sua tesi, è ridicolo. Io ho SCELTO di essere gay ad in un momento ben preciso della mia vita, non è stato affatto un cambiamento fisiologico.
giobi87
17 gen 2012 - 17:11 - #5@ Zex: hai scelto quando ti sei reso conto che il boa rosa ti sta una favola? :)
loran
17 gen 2012 - 17:32 - #6La cosa importante che questi studi mettono in evidenza sono l’infondatezza delle varie teorie riparative le corbellerie dei vari “Luca era gay e adesso sta con lei” le guarigioni miracolose che sono solo deliri di menti disturbate, quelle si sofferenti di gravi patologie.
Psquared
17 gen 2012 - 20:12 - #7La scelta non esiste, perchè si sceglie una cosa che piace, per cui il solo fatto che ci piaccia ci rende omosessuali e non la rende più una scelta. Al più si entra nel discorso della bisessualità, ma anche in quel caso non credo si possa parlare di scelta.
Se poi un eterosessuale a un certo punto della sua vita ha deciso di andare con gli uomini nonostante il ribrezzo che questo potesse causargli… in quel caso si, di scelta si tratta, e andrebbe approfondita con la psicanalisi
silvano mantide
17 gen 2012 - 20:36 - #8sono d’accordissimo con zex, gli studi che si fanno in tal senso sono fatti anche per dimostrare che gli omosessuali sono una minoranza, cosa assolutamente falsa.
Non si può ridurre un essere umano a puro determinismo, nell’800 si sono fatte le guerre per cercare di mandare a quel paese questa concezione e queste pericolosamente riaffiorano.
Allora perchè non diciamo che si nasce ladri perchè si ha geni di ladri?
Gli umani come TUTTI gli ANIMALI di questo pianeta sono un immenso mix di fattori, la genetica può essere anche un 20% ma il restante 80% rappresenta l’educazione,l’ambiente la società e cose del genere.. basti verificare come in tempi precristiani l’omosessualità era molto più in voga di adesso in quanto accettatata, quindi per cortesia prima di accettare tali studi cercate di avere una visione quanto meno completa dell’argomento
curioso
17 gen 2012 - 20:37 - #9@silvano mantide: se per te i gay e i ladri sono la stessa cosa, allora è del tutto inutile stare qui a discutere…
silvano mantide
17 gen 2012 - 20:53 - #10no curioso non sono la stessa cosa infatti avrei potuto fare l’esempio più “accettabile” de ” i miei sono biondi ” ergo io nascerò biondo, ma l’orientamento sessuale è qualcosa di etremamente complesso, voi non capite che questi “scenziati” dietro alla teoria del o esclusivo tendono a escludere un una vastità che esiste in natura..
il nostro mondo non si divide in bianco e nero e capre o pecore ma è un “continuo” sono state elaborate moltissime teorie tra cui quella queer che da una spiegazione molto più completa rispetto a quella che vuole dare un neurologo (ciò non toglie che sia un immenso scenziato) ma non non siamo pura carne e sangue.. noi siamo qualcosa di immensamente complesso, come immensamente complessa è la vita, il concetto del caldo/freddo bianco/nero appartiene all’uomo e non alla natura, allora mi sa spiegare come in natura gli animali hanno comportamente omosessuali e eterosessuali allo stesso tempo?
Può spiegarmi lo scienziato in questione perchè il bufalo americano (simbolo di virilità poi) ha comportamenti omosessuali tutto l’anno per poi averne di etero nel periodo di estro delle femmine? evidentemente la natura se ne fotte di ciò che pensiamo noi e fa quello che pensa sia più conveniente per lei.
Ciò non toglie che alcuni da piccoli “recepiscono” precocemente ciò che a loro può piacere o meno ma è un caso non IL caso
anuk
17 gen 2012 - 22:24 - #11Io ho scelto. Ho scelto quando, giovanissimo, ho deciso di vivere secondo natura. E l’omosessualità era parte integrante della mia natura. Ho provato a contrastarla, essendo cresciuto in un ambiente cattolico tutt’altro che progressista, e a 14 anni sono entrato in una spirale di conflitti e ansia che mi hanno tolto la serenità e bruciato anni importanti della mia vita. Finché a 20 anni ho deciso di vivere la mia sessuo-affettività secondo natura, la mia natura, grazie all’incontro con quello che sarebbe stato il mio primo ragazzo, che allora era uno dei redattori di Babilonia.
Un’eqipe psico-pedagocica mi ha seguito per quattro anni, alle elementari (su segnalazione della scuola) senza riuscire a risolvere il “problema”. E quando a 13 anni comprendi che reagisci violentemente solo alla vista del pene altrui e all’odore e al sapore dello sperma, che ti innamori di altri uomini anziché donne, allora comprendi che il tuo cervello funziona diversamente, ma sempre in modo naturale, da ciò che gli altri vorrebbero. Gli studi di medicina me l’hanno confermato.
anuk
19 gen 2012 - 14:11 - #12L’ultima parte del mio commento è stata da me scritta di fretta, perché avevo il mio compagno che m’incalzava di cedergli il computer (doveva tenere una lezione ed era in forte ritardo). Prima avevamo tre computer, uno (il suo) anche in camera da letto. Da cinque anni casa nostra sembrava più un ufficio che un’abitazione… così a ottobre ho deciso per una rivoluzione radicale. Ho regalato il mio computer a mio fratello e ceduto il mio studio al mio compagno, che ha potuto trasferirsi lì. A me è rimasto il suo portatile da lavoro. Ma appena posso mi fiondo in quella che per tanto tempo è stata la mia scrivania. Abbiamo eliminato anche il televisore. Indubbiamente la mia vita è cambiata. In meglio.
Con la frase *reagisci violentemente solo alla vista del pene altrui e all’odore e al sapore dello sperma* intendevo che mi eccitavo sessualmente solo alla vista degli organi genitali maschili. E ho citato una delle domande del questionario di Kinsey (ho letto il libro “Il comportamento sessuale dell’uomo”del 1948 a 13 anni, per trovare risposte a quello che mi stava accadendo con la pubertà). Ho iniziato a fare palestra (judo) e nuoto giovanissimo e se la mia predisposizione verso relazioni omosessuali era presente già nell’infanzia (da qui l’intervento dell’equipe psicopedagogica) con la pubertà l’eccitazione sessuale è diventata dirompente.
A 14 ho avuto una crisi esistenziale, dopo la licenza media, quando ho letto il libretto sanitario delle elementari, con la sentenza della scuola. Secondo loro non avrei terminato le scuole dell’obbligo e sarei stato un disattato ed emarginato sociale. Inoltre sono cresciuto in una famiglia cattolica praticante e osservante e questo non mi ha aiutato. Finché a 19 anni non decisi di prendere la MIA vita nelle MIE mani, iniziando a studiare, a documentarmi e a liberarmi di tutti gli schemi precostituiti (che sono senza fondamento scientifico) che la società ci impone sin dai primi di vita.
Il sentimento e l’eccitazione sessuale che io provo verso il mio compagno, con cui ho una relazione monogama e fedele da 25 anni, è fisiologica. E avendo studiato medicina (ero uno dei migliori studenti di fisiologia) e psicologia, adesso ne sono convinto. E non perché io sono omosessuale, ma perché mi sono avvicinato agli studi con la mente aperta, da scienziato.
Un ultimo appunto sulla mia famiglia. I miei familiari hanno accettato la mia relazione e il mio compagno. E questo per me è importante, essendo io molto legato alla mia famiglia di origine. Tuttavia, io introdussi lui nella mia famiglia sin dall’inizio, come amico, così partecipava già a matrimoni, battesimi, feste di compleanno. Inoltre, conviviamo sin dall’inizio della nostra relazione.
Nèri Grimaldi
26 gen 2012 - 00:10 - #13La pericolosità sociale di certe teorie sta nel patologizzare le diversità minoritarie; così, per esempio, secondo alcuni genetisti la pigmentazione fulva dei capelli umani sarebbe una anomalia genetica in qualche modo patologica, dato che la mutazione del gene Mc1R è causa dei capelli rossi, ma anche di una sensibilità al dolore più alta. Ma a nessuno verrebbe in mente di considerare una patologia il rutilismo nelle volpi o negli scoiattoli…
La globalizzazione e le migrazioni fanno progressivamente sparire certe diversità recessive, come il rutilismo, ma non mi pare che l’omosessualità sia in via d’estinzione.
Anche ammettendo che ci sia una base genetica nell’orientamentamento sessuale, la sua concretizzazione è comunque una scelta, perché si può decidere di reprimersi o, se la carne è debole, di avere rapporti sessuali anticonformisti, ma clandestini, oppure decidere di vivere il proprio orientamento in modo orgogliosamente visibile e alternativo a quello maggioritario.
La rinuncia a correggere l’anomalia non è un indicatore di per sé positivo di apertura al diverso: si rinuncia infatti a correggere anche la sindrome di Down, che non è qualcosa che si ha, ma qualcosa che si è.
Insomma, quello che mi preoccupa è il giudizio negativo, lo stigma sociale, che resta, si tratti di anomalia genetica (e allora potrebbe trasudare la compassione o la smania ipercorrettiva) o di scelta perversa (e allora potebbe emergere un desiderio di punizione). Politicamente conviene essere pervertiti piuttosto che invertiti, se ne gadagna in dignità rivendicando il proprio diritto all’autodeterminazione.
Un segnale davvero positivo sarebbe la cessazione di questo interrogarsi sulle cause dell’orientamento sessuale, sostituito da un una presa d’atto della pluralità dei percorsi esistenziali non bisognosa di alcun commento.
Rokko77
14 feb 2012 - 12:42 - #14Non si sceglie di essere omosessuali o eterosessuali, però si sceglie di vivere la propria omosessualità o eterosessualità, o si sceglie di vivere una sessualità diversa dalla propria, o tutte e due.
Nessuno sceglie da chi essere attratto da una persona…o lo si è, o non lo si è!