Mi farò torcia umana. Nel quattordicesimo anniversario della morte di Alfredo Ormando

Mi farò torcia umana e scriverò parole che non potranno essere ignorate. Visto che hanno messo Cristo in croce capiranno che cos’è il sacrificio e almeno dentro di loro l’eco delle mie parole procurerà un sussulto.

Scriveva così Alfredo Ormando, scrittore e poeta siciliano, la mattina del 13 gennaio 1998, prima di darsi fuoco in piazza San Pietro in Vaticano per protestare contro l’omofobia della chiesa cattolica. Un gesto estremo, una torcia umana – per usare le sue parole – che il Vaticano stesso e poi buona parte della pubblica informazione hanno cercato di spegnere e ridurre al silenzio.

Ogni anno Alfredo Ormando è ricordato in vari modi (se siete a Roma, per esempio, potrete partecipare all'iniziativa organizzata da Arcigay Roma Un fiore per Alfredo Ormando: alle 18,30 di oggi, in piazza Pio XII - angolo via della Conciliazione, chi vorrà potrà portare un fiore) e anche noi di Queerblog teniamo vivo il suo gesto perché il suo sacrificio non sia vano.

Paolo FerrariniIn apertura di post trovate il video Sandanski, di Paolo Ferrarini (in foto, qui di lato), premiato lo scorso mese al festival glbt Omovies a Napoli. Il personaggio del video è liberamente ispirato ad Alfredo Ormando.

Paolo, cosa ha significato per te il gesto di Alfredo Ormando?
Ha significato tutto per me. La notizia mi è giunta in un momento in cui, poco più che adolescente, mi dibattevo ancora per trovare una nuova dimensione identitaria che includesse anche la mia libera sessualità. Era un momento della vita in cui o tiravo fuori il coraggio per annientarmi, o tiravo fuori il coraggio di ricostruirmi da zero, spazzando via tutta la mia cultura di provenienza. Vedere che una persona, Ormando, aveva di fatto messo in atto la prima delle due opzioni che avevo in mente, mi ha galvanizzato, mi ha aperto gli occhi e dato grande ispirazione per le scelte di segno opposto che ho fatto in seguito. Il ’98 infatti è stato proprio l’anno del mio esplosivo coming out. Suona un po’ brutto dirlo, ma credo di averlo principalmente ammirato per il suo gesto, all’epoca.

Ritieni che dal 13 gennaio 1998 sia cambiata qualcosa per i gay italiani? E se c’è stato cambiamento è stato in meglio o in peggio?
È la parte della storia che mi fa più arrabbiare. Avrei voluto sentire ogni italiano parlare in ogni bar di questa storia, avrei voluto che il suo sacrificio servisse a “incendiare” le coscienze della gente. Ma i tempi non erano ancora maturi. Chissà, se avesse aspettato un paio d’anni… Ho l’impressione che la sensibilità delle persone abbia iniziato a cambiare in Italia dal 2000. Prima del World Pride nessuno commentava certe notizie al bar. Era ancora imbarazzante parlare di gay. Poi non si è più parlato d’altro, ed è lì che le cose hanno cominciato a cambiare, sicuramente per il meglio (volendo ignorare l’aspetto politico). Ma ormai Alfredo era già stato relegato a oscuro e marginale fatto di cronaca, tra l’altro distorto dalla propaganda vaticana.

Secondo te, oggi, in Italia è possibile vivere apertamente il proprio orientamento sessuale?
Assolutamente sì. Di più, è un dovere! In una decade in cui la sensibilità generale è comunque profondamente cambiata, in cui è difficile sentirsi completamente isolati, e con un ormai sviluppato network di sostegno a tutti i livelli, online e offline, a fare da rete di salvataggio, non ci sono più tante “scuse” per vivere l’omosessualità come un vizio nascosto, per fare una doppia vita. Perfino i ragazzini prendono coscienza prestissimo della loro sessualità e fanno più o meno tranquillamente coming out, a volte con grande coraggio, sfidando ambienti ostili a scuola. Quindici anni fa mi sembrava impossibile che un compagno alle superiori avrebbe mai rivelato apertamente la propria attrazione per i maschi, e men che meno che gli altri compagni l’avrebbero trovato “cool”.

Alfredo OrmandoParlaci un po’ di Sandanski: qual è l’aspetto che ti sta più a cuore di tutto il corto?
È l’aspetto che tratto in molta parte del mio lavoro come musicista: il fatto che ci sia ancora molta gente che sta male. È una sfida complessa quella di tradurre in parole, musica, o immagini il dolore invisibile che attanaglia chi nonostante tutto ha gravi difficoltà di autoaccettazione. Alfredo ci ha dato un fortissimo immaginario e un potente simbolismo per esprimere tutto questo, ma le sofferenze quotidiane sono tipicamente inespresse, e toccano sicuramente una quantità incalcolabile di persone, di tutte le età. È la consapevolezza della futilità di tutta questa enorme massa di sofferenza che alimenta l’incazzatura che mi spinge a fare musica e video come questo. Ancora di più quando la sofferenza è nutrita dai comportamenti irresponsabili di chi potrebbe e dovrebbe tirare fuori le palle e non lo fa, per opportunismo, inerzia, quieto vivere, convenienza… Conosco persone che hanno vissuto un’adolescenza d’inferno perché sono stati respinti in quanto gay da amici che più tardi nella vita sono stati trovati loro stessi a indugiare… nel vizietto. Sono un po’ i personaggi a cui mi sono ispirato per “i cattivi” del video.

Se tu avessi la possibilità di dire una cosa ad Alfredo Ormando, cosa gli diresti?
Avrei voluto fare con lui il viaggio dalla Sicilia a Roma e complottare con lui di fuoco… ma non in senso autolesionistico.

Penseranno che sia un pazzo perché ho scelto piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la Natura, perché l’omosessualità è sua figlia.

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