Le vacanze (intelligenti) gay

Ma dove vanno i gay in vacanza? Un post semiserio sulle vacanze (intelligenti, ovviamente!) di noi gay.

Arriva luglio e si svuotano le grandi città; la gente parte verso mete vacanziere con l’idea e un po’ la speranza del riposo, dei divertimenti, del refrigerio dalle città arse dal sole. Vane speranze, perché passata la barriera delle grandi metropoli, eccolo lì il popolo delle vacanze: disordinato, auto cariche di ogni inutile futilità, bambini-contestatori urlanti, autogrill zeppi dove l’abbigliamento già indica che son stati lasciati altrove buongusto e regole, ragazzetti schiamazzanti decisi a divertirsi la dove il divertimento è ancora utopia. Ma soprattutto, nascosto ma più che presente, il delirio, la strombazzatura impertinente contro chi se la prende comoda (era vacanza, no?), e i propositi di relax che si vanno a far benedire alla prima coda sulla A1.

Popolo delle vacanze, ignari che la minoranza rimasta in città, se sapesse, non invidierebbe per nulla loro e le loro esaltanti vacanze, diventate un inferno un quarto d’ora dopo l’ingresso in autostrada.

Tra il pubblico del rito solenne delle vacanze, non ancora spigliato, non ancora rivelato come converrebbe, esiste la fiumana gaya, quelli che “non so dove vado, ma qualcosa succederà. Vuoi che non troviamo, in Toscana o ai lidi romani, o a Napoli e Sicilia, quel qualcosa di diverso per cui ci siamo messi in marcia?”.

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Nel frattempo ci sono le piazzole, dove qualcuno si diletta a far “amicizia” con i conduttori dei bestioni costretti ad arrestarsi prima per via dell’esodo estivo. Forse è lì che si assapora la prima estate vacanziera. Forse sono proprio le gaye vacanze a fare la differenza nel rito oramai esausto e ripetitivo di queste insane partenze.

Ma dove vanno i gay? Dove andiamo noi tutti, armati di bagagli che a perderli è proprio un sacrilegio e fors’anche una tragedia per non poter esibire successivamente lo “stracetto” di D&G o Armani; l’ultimo costumino di Chloe o, ancor più le t-shirt pailletate (ma non troppo) adeguate al “Mardi Gras” o segna-figo sui corsi delle passeggiate serali a Sitges o Ibizia.

Dicono che molti si organizzano con i tour operator gay o gayfriendly. La verità è che la maggior parte delle persone glbt, si autorganizzano con i propri amici; spendono più del resto della popolazione vacanziera, ma preferiscono farlo in maniera oculata: “I soldi me li mangio da me”. Il budget più consistente se ne va in serate nei locali deputati al primo “rimorchio” e alle prime sedute alcoliche. Poi, il trionfo delle discoteche, dove inibizioni, buoni propositi e tutto il resto, viene cacciato via senza neppure l’intervento della security.

La maggioranza delle italiche gayezze se ne va a Ibiza. Lì, si svegliano a mezzogiorno e dopo un bradipo trascinarsi in spiaggia, iniziano lentamente tutto quel che era rimasto inevaso due attimi prima di finire la serata, ovvero quando il sole dava già i primi cocenti bagliori del mattino.

Per chi ama, la terraferma c’è Barcellona, gaya, gayssima, dove volendo con un breve tragitto in treno si raggiunge Sitges, storico luogo di vacanze per il popolo LGBT. Attenzione - lo dice la polizia locale - alle marchette, che neppure fan sesso ma attuano trucchi diabolici per lasciarvi in mutande e depredarvi di tutto. Allora, addio vacanze!

C’è poi chi va nelle grandi città, come Berlino, Parigi, Amsterdam, Londra. E chi preferisce restare nel patrio suol. Nulla da invidiare alle tarantelle ibizenche o delle Canarie, anche se qui si capisce subito che tutto costa molto più caro. C’è una fiumana vacanziera che finisce per preferire la Toscana, in particolar modo Torre del Lago dove da anni esistono realtà per il divertimento glbt ben rodate e praticate. Per i romani & Co. i lidi di Ostia restano un rito inalienabile.

Per chi è in coppia, la questione spesso si fa difficile. C’è sempre uno geloso e l’altro un po’ più libertino. Il “tradimento”, la “scapatella” è lì, pronta, dietro l’angolo. E allora si cerca di convincere a fare vacanze diverse, lontani dalle ammalianti tentazioni. Intanto noi tutti, LGBT e non, ce ne stiamo qui, fermi in una autostrada a tre corsie, “lavori in corso”, a smadonnare accanto a un altra auto dove le urla di fanciulli copre le nostre imprecazioni. Che bello, ci sentiamo tutti uguali, finalmente, solidali noi e loro. Beh, amici cari, ovunque voi siate; ovunque preferiate andare, buone e godibili vacanze con i vostri amici, i vostri amori, i vostri affetti. E, se volete, fateci partecipi di queste vostre avventure.

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