Anche Alfano apre alle unioni civili gay, ma con mille paletti

Angelino Alfano, subito dopo Silvio Berlusconi, dice di essere aperto alle unioni civili gay. Ma mette così tanti paletti che sarebbe meglio se vi rimanesse contrario.

Angelino Alfano segue Silvio Berlusconi nella “svolta” sui diritti umani delle persone LGBT e, bontà sua, apre al progetto di unioni civili, precisando subito:

Se c’è da garantire maggior tutela alle persone che convivono noi siamo pronti. La soluzione sia però pragmatica e non ideologica.

A Repubblica, infatti, il leader del Nuovo Centro Destra e ministro dell’interno, dice chiaramente che il primo paletto che pone è che:

Non si tocchi la famiglia naturale, composta da uomo e donna, come recita la Costituzione all’articolo 31.

Niente diritti nelle otto proposte di Silvio Berlusconi

Quindi elenca il suo punto di vista:

Non abbiamo difficoltà a ragionare nell’ambito del codice civile per riconoscere tutele giuridiche. Niente matrimoni gay, niente adozioni gay, no alla reversibilità delle pensioni che oggi costa più di quaranta miliardi di euro l’anno. Nessuno capirebbe perché i maggiori oneri verrebbero sottratti alla famiglia o ad altre emergenze.

Pertanto per Angelino Alfano ben vengano le unioni civili per le persone dello stesso sesso, ma a patto che tutto rimanga com’è: già la proposta di Renzi è annacquata e discriminatoria perché istituisce un ghetto all’interno dell’Italia con persone che possono sposarsi (gli eterosessuali) e quelli che possono aspirare a qualcosa che lontanamente ricorda le nozze (cioè le persone LGBT). Scrive Fabio Morici nell'eBook #RightsAddict:

Sono un privilegiato. Perché i diritti, se non sono di tutti, sono privilegi. Perciò da noi, sposarsi è un privilegio. Formare una famiglia è un privilegio. Finché ci saranno persone alle quali vengono negati diritti a me concessi, io sarò ingiustamente un privilegiato. Qui si parla di diritti. Il concetto non è tanto essere dalla parte degli omosessuali o di tutte le lettere della sigla LGBTQI. Quanto essere dalla parte dei diritti. Sempre. Volerne sempre di più, per tutti.

Via | Giornalettismo

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