Renée Vivien, la musa delle violette

Renée Vivien, la musa delle violette

Il soprannome fu dato a Renée Vivien in omaggio alla sua passione per le violette, quegli stessi fiori che la poetessa, nota anche come Saffo '900, adagiò sul suo cuore, dopo avere ingerito una dose massiccia di laudano. Il tentativo di suicidio fu quella volta fortunatamente sventato, ma l’appuntamento con la morte era solo rimandato. Nata a Londra da padre scozzese e madre americana, Renèe Vivien ebbe una infanzia ed una giovinezza privilegiate. Grazie alle ricchezze paterne, la giovane poté viaggiare, visitare l’Egitto e fissare infine la sua residenza a Parigi dove le sue mille stravaganze, il suo amore per il lusso e l’ affocata passione per l’Oriente divennero leggendarie.

Leggendari del resto furono anche i suoi amori - vissuti sotto gli occhi di tutti- per la scrittrice ed ereditiera Natalie Barney, la baronessa Hélène de Zuylen e l’amica d’infanzia Violet Shillito (ecco il perché del suo malinconico debole per le violette) che pur rimanendo un rapporto platonico ossessionò la poetessa fino al giorno della morte. Morte che si insinuò gradualmente nella vita e nel corpo della giovane poetessa che perseguitata dai creditori e da amori che immancabilmente la deludevano si lasciò andare, assumendo droghe, digiunando per giorni interi e vivendo sfrenatamente. La sua vorticosa corsa verso l’autodistruzione si arrestò nel novembre del 1909 quando una congestione polmonare (questo cita almeno il certificato di morte) mise la parola fine ad una vita che sembrava essere nata sotto uno sciame di stelle squisitamente benigne.

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