Il mito di uno scandalo: Natalie Barney

Natalie Barney

Convinta che lo scandalo come un vento benigno soffiasse via tutti fastidi, Natalie Barney si comportò sempre di conseguenza. La sua vita del resto fu un vortice di incontri, di amori e di piccoli e grandi terremoti che sembravano immancabilmente scuotere fino alle fondamenta la società benpensante di allora. Lesbica dichiarata in “esilio” dorato a Parigi, la Barney, nata negli Stati Uniti nel 1876, tenne nella sua bella casa di Rue Jacob uno dei salotti più prestigiosi della capitale francese. Qui, all’Accademia delle donne, questa il nome scelto senza tanti giri di parole per il suo salotto, si poteva incontra in un medesimo giorno la crème de la crème di ben due continenti, da Colette e Greta Garbo a Gertrude Stein e Vita Sackville West (giusto per citare i primi nomi che mi vengono in mente).

Un andirivieni di idee e suggestioni, incanti e surriscaldamenti che non avevano eguali. Donna di temperamento, la Barney ebbe nella sua lunghissima vita, oltre decine di flirt, due grandi amori, la poetessa Renée Vivien (di cui ci occuperemo in un altro post) e la pittrice Romaine Brooks che la lasciò però dopo cinquant’anni di vita trascorsa insieme, quando venne a sapere che l’amica del cuore, già ottantenne, l’aveva tradita con una donna più giovane. Il volto della gelosia o meglio ancora della trasparenza non conosce, giustamente, età.

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