1949: il gran "perdono"

Jean Genet

Il 1949 fu un anno cruciale nella vita di Jean Genet (1910-1986). Pendeva infatti sulla sua testa una nuova pesante condanna. La decima a dire il vero e questo implicava, più o meno, l’ergastolo. Al suo attivo lo scrittore aveva diversi furti e cinque romanzi fondamentali che avevano abbattuto con la forza straordinaria della parola tabù e frontiere credute un tempo invalicabili. Il suo mondo popolato di emarginati, canaglie in cerca di bottino e scene di sesso omosessuale avevano suscitato scandalo e clamore, ma anche l’appoggio incondizionato dei più grandi intellettuali del periodo.

Furono del resto proprio loro a mobilitarsi quando le porte della galera iniziarono di nuovo a stridere per Genet; Cocteau, Sartre e Picasso, solo per citarne alcuni, fecero allora sentire le loro voci di protesta. L’ondata a favore dell’autore di Querelle di Brest fu tale da convincere il presidente della Francia a concedere la grazia allo scrittore. Da allora Genet però non scrisse più romanzi. Pubblicò drammi teatrali, poesie e anche un’autobiografia Un Captif Amoureux che venne pubblicata un anno dopo la sua morte (avvenuta per un male incurabile nel 1986), ma il suo talento - tanto discusso, ma anche tanto amato ricordiamolo - non si cimentò più nell’arte faticosa, arzigogolata e fonda del romanzo.

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